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Hazel

by Route66

(quarta parte)

I personaggi di Xena e Gabrielle sono di proprietà della MCA/Universal Pictures, pertanto non intendo infrangere nessun Copiright.
Questo racconto è opera della fantasia. Nomi, personaggi, luoghi e avvenimenti sono prodotto della mia immaginazione o, se reali, sono utilizzati in modo fittizio. Ogni riferimento a fatti o persone viventi o scomparse è del tutto casuale.
Potete scrivermi a questo indirizzo: us.route66@hotmail.it

Periferia di Vienna – Il giorno dopo

-“Trovato qualcosa?”, chiese Colin alle due.
Mac e Valery lo raggiunsero nella piccola piazzetta semideserta.
-“No. Il vecchio proprietario dell’emporio è morto qualche anno fa. Il figlio ne ha rilevato l’attività ma sta praticamente liberandosi di tutto il lavoro del padre, sta rinnovando ogni cosa, vende oggetti per la casa e il fai da te”
-“Voi?”, domandò Valery.
Josh fece spallucce.
-“Un buco nell’acqua. All’antiquario, dai registri di cassa e dall’inventario, risulta che l’ultima volta che ha venduto una boccetta di inchiostro ferrogallico è stato nel lontano 1986. Da allora non ne rivende più, c’è stato un brusco calo negli acquisti e si è concentrato su articoli diversi”, rispose Colin.
-“Bene. Non ci resta che far visita all’ultimo posto.”
-“E’ un laboratorio di restauro, una piccola bottega a qualche chilometro da qui”, disse Valery.
-“P-prendo la macchina”, esordì Josh, dando uno sguardo ai primi schizzi di acqua che cadevano al suolo.
Qualche minuto dopo erano a bordo. La berlina nera sfrecciò per la strada affollata. La pioggia batteva sui finestrini e il cielo in lontananza si faceva sempre più grigio. Valery guardava fuori con sguardo perso. Mac si voltò e le prese una mano tra le sue. La ragazza si ridestò e le sorrise.
-“Tutto bene?”.
L’amica annuì col capo. Mac continuò a tenerle la mano.
Valery si sentì meglio. Il fatto che Mac facesse sentire sempre la sua presenza e le fosse vicino, che le dicesse semplici parole di conforto, le dava la forza di andare avanti in tutta la confusione della sua vita. Ritornò a guardare fuori. Vienna, sotto quel cielo cupo e con la pioggia che cadeva, aveva l’aria ancora più misteriosa di quanto non apparisse normalmente. Era una dolce maschera che la allontanava ancora di più dall’umana comprensione.
Davanti, Colin e Josh parlottavano scherzosamente tra loro. Pochi minuti dopo, l’auto si fermò in un vicolo isolato, nei pressi di una palazzina.
-“E’ quello. L’insegna è quasi del tutto sbiadita”
-“Sembra tutto disabitato”, disse Valery, “Non vedo anima viva”
-“Eppure c’è. La porta è aperta”, continuò Mac.
-“Ah…era quella la porta?!”, sorrise l’amica.
Scesero dall’auto. Colin si alzò il bavero della giacca.
-“Non vedo l’ora di rimettere piede nella mia bella sudicia e umida Miami!”, disse.
-“Troppa cultura?”, sorrise Mac.
-“Troppa pioggia!”.
Quando raggiunsero l’ingresso, guardarono attraverso i vetri appannati e polverosi della porta.
-“Secondo me non c’è nessuno”, incalzò Valery.
-“F-forse è c-chiuso per ri-rinnovo”
-“Dubito che abbiano mai pensato di rinnovare qualcosa”, disse Mac afferrando il pomello scardinato della porta. “Vedo una luce in fondo”.
La porta si aprì cigolando e i quattro amici entrarono. Valery tossì. Un’ondata di polvere e puzza di muffa li assalì.
-“Che razza di posto è questo?!”, disse Colin, scrollandosi una ragnatela di dosso.
-“O abbiamo attraversato un tunnel spazio-temporale oppure il negozio è tenuto da una coppia di mummie egiziane”, sibilò Mac.
-“Nessuna delle due”. Una voce rispose in lontananza. Poi un uomo di mezza età li raggiunse. “La risposta è molto meno fantasiosa”. Sorrise. “C’è una causa in corso con i vecchi proprietari su questo pezzo di ingresso al negozio. Finchè non sarà tutto risolto non può essere toccato. Ordine del tribunale”.
-“Ah…beh…capisco”, disse imbarazzata Mac.
-“Sono Mika, posso esservi d’aiuto?”
-“Uh….salve… Io sono Mac e questi sono miei amici. In realtà non siamo sicuri che qui possiamo trovare ciò che cerchiamo…”
-“Dipende da cosa cercate”, disse sorridendo Mika.
-“Già…”. Mac lo scrutò. Aveva un aspetto misterioso, la barba lunga ma ben curata, i capelli grigi. L’abito, una lunga veste tutta nera, faceva apparirlo ancora più cupo di quanto non fosse. “Noi speravamo di trovare un po’ di inchiostro ferrogallico. Siamo qui per conto di un collezionista privato”.
L’uomo la fissò per qualche secondo.
-“Gallarum gummeosque commixtio.”, pronunciò con aria arcana. “Seguitemi”.
Mika li condusse oltre il tetro ingresso. Varcata la soglia, sembrò di aver varcato anche un’altra epoca: un’infinità di oggetti di antiquariato campeggiavano su ogni lato della stanza. C’era ogni cosa possibile e immaginabile, di ogni epoca e ogni stile.
-“Da dove venite? Dall’accento non sembrate del posto…”, chiese Mika.
-“Da…”, Mac arrancò.
-“Las Vegas! Si…”, intervenne Valery.
-“Mmm, bel posto. Un po’ troppo per me, ma indubbiamente una città particolare.”, andò verso una scansia, “Come avete detto che si chiama il vostro collezionista?”
-“Non l’ho detto”, disse Mac fissandolo.
L’uomo alzò lo sguardo e cacciò un sorriso malizioso.
-“Già. Come si dice: ciò che si fa a Las Vegas, resta a Las Vegas”.
Gli altri si guardarono attorno, gettando un’occhio per tutta la stanza.
-“Lei ha davvero tantissime cose…E’ da tanto che fa questo lavoro?”, chiese Valery.
-“Da una vita. E prima di me, mia madre, mia nonna, la mia bisnonna…”
-“Lei è la pecora nera della famiglia allora”, disse Colin.
-“Le donne hanno sempre saputo ciò che facevano…hanno fatto tesoro di tutte le arti…ne hanno preso possesso e le hanno tramandate… Di nascosto, in segreto… Mentre gli uomini si perdevano in futili questioni. Io ho avuto la fortuna di capirlo fin da piccolo. E loro mi hanno plasmato con la loro sapienza…”.
Mac e Valery si guardarono aggrottando la fronte.
L’uomo tirò fuori una piccola scatola di raso rosso ricamato.
-“Ecco. Queste sono due ampolle di inchiostro ferrogallico. Negli anni la mia bottega ha rifornito musei, collezionisti, antiquari, laboratori…Ho collaborato in molte ricerche e studi. Ho una certa fama in città.”
-“Evidentemente è raro trovare qualcuno capace di riprodurre fedelmente la ricetta di questo inchiostro”, disse Mac lusingandolo.
-“Diciamo pure impossibile. Al giorno d’oggi nessuno più fa cose del genere. Bisogna unire passione a conoscenza e…beh…chi ha l’una non ha l’altra purtroppo… Io ho avuto la fortuna di possedere entrambe. Ci sono moltissime varianti di questo inchiostro, ma la mia ricetta è la stessa da generazioni. I miei discendenti rifornivano la corte d’Asburgo.”
-“Accidenti…”.
Mac afferrò la scatola di raso, poi chiese ancora:
-“Ah, avrebbe anche del supporto cartaceo? Qualcosa affine alla pergamena…”
-“Certamente. Vi mostro i vari tipi.”
-“Le dispiace se nel frattempo diamo un’occhiata in giro? E’ tutto così affascinante!”, disse Valery.
-“Prego fate pure. Nella stanza adiacente effettuo il restauro di tele e quadri”.
Valery fece un’occhiolino all’amica.
Mentre Mika scartabellava tra le pile di oggetti, i quattro amici si guardarono attorno incuriositi.
-“E’ proprio fuori del tempo”, disse Colin.
-“C’è davvero di tutto”, aggiunse Mac.
-“I-incredibile…”, fece eco Josh.
Dall’altra stanza Mika disse qualcosa.
-“Ecco. Ho trovato la pergamena. Ne ho tre diversi tipi…cambia grana, consistenza, qualità…”
-“Hmm…ne prendo uno di tutti”
-“Bene. Allora se non desiderate altro, vi preparo il conto…”.
Mac si voltò di scatto.
-“Cosa c’è?”, chiese Valery.
-“Non hai…visto…?”
-“Cosa?”
-“Ho sentito un tonfo provenire da laggiù e intravisto qualcosa muoversi…sembrava…la coda di un mantello”
-“Vi sbagliate”, intervenne Mika sentendo le sue parole, “Ci sono solo io qui. Sarà stato il vento che ha fatto sbattere la porta sul retro.”
Mac raggiunse l’arco e guardò su.
-“Dove portano queste scale?”
-“Su al tetto. Ma…”.
I quattro amici si avviarono a passo svelto su per i gradini.
-“Grazie per questi! Tenga il resto”, disse Colin lasciando qualche bigliettone nelle mani dell’uomo. Afferrò le pergamene e corse dietro agli altri.
-“Fermatevi! Non potete!”, urlò Mika. Ma erano già scomparsi.
-“Cosa vuoi fare Mac?!”, chiese Valery mentre correvano affannati su per le scale.
-“Prendere chi ci stava spiando”
-“Ma come fai ad esserne sicura?”
-“Non lo sono infatti”.
Corsero senza sosta per qualche minuto. Josh rallentò per il fiatone e Colin fece lo stesso. In quel momento si sentì sbattere la porta del tetto. Mac si fermò di scatto, bloccando la fila dietro di sé. La donna si portò un dito alle labbra, facendo segno agli altri di stare zitti. Restarono qualche minuto in silenzio. Poi tirò fuori due pistole e ne lanciò una a Valery.
-“Occhi aperti”, disse, rivolta a tutti.
Con passo felpato percorsero gli ultimi gradini fino ad arrivare al pianerottolo. La porta ancora dondolava.
Con cautela l’aprì, restando dietro lo stipite. Diede un’occhiata fuori, ma nulla. Fece un cenno a Colin. L’uomo impugnò la sua pistola e si mosse con lei. Uscirono lentamente sull’ampio terrazzo. La pioggia non aveva ancora smesso di cadere.
Mac sospirò.
-“Era solo il vento”, disse Colin mentre con un gesto posava la pistola.
-“Già”. Mac chiamò Josh e Valery.
In cielo continuavano ad addensarsi nubi nere.
-“Ne avrà per molto ancora”, disse Colin guardando in alto.
Sul tetto le raffiche di vento erano ancora più forti.
-“Eppure avrei giurato…”, continuò Mac, guardandosi attorno.
-“Ti sarai sbagliata”.
In quel momento la donna vide un puntino rosso sulla schiena dell’amico. Sgranò gli occhi, terrorizzata.
-“Porc’…”, con rapidità strattonò Colin, gettandolo a terra. “Sta giù”, urlò.
-“Ma che…?”
Un sibilo attraversò l’aria pochi secondi dopo, sopra le loro teste.
-“Un puntatore laser sulla schiena”, disse Mac all’amico.
L’uomo la ringraziò con un cenno. Si voltarono verso l’uscita del tetto da cui erano venuti: due uomini in tute integrali li stavano puntando.
-“Mac!”, urlò Valery.
Lei e Josh erano rimasti presso la porta; gli uomini erano sbucati fuori prima che loro due uscissero. Con un gesto rapido, Josh richiuse la porta e rimasero al coperto.
Mac e Colin si rialzarono da terra. Per qualche istante fissarono i due rivali. Poi uno di loro alzò lentamente il braccio con cui impugnava una mitraglietta. Lo puntò verso di loro. In quello spazio di tempo infinitesimale Mac fece un balzo rapido gettandosi nuovamente a terra. Il proiettile finì nel vuoto. Colin sfoderò le sue pistole e inginocchiandosi a metà prese a fare fuoco verso i due uomini.
-“Cosa fai?!”, urlò Valery a Josh, “Loro sono là fuori! Apri questa porta!”
-“N-non po-possiamo f-farci ammazzare!”
-“Ma sono in pericolo!”, disse andando verso la porta.
-“N-no V-valery!”, disse Josh trattenendola, “Loro s-se la ca-caveranno!”.
La ragazza guardò per qualche secondo dalla finestrella, poi fissò il giovane impaurito, infine prese una decisione.
-“Devo aiutarli!”, disse. Aprì la porta e corse fuori.
Mac se la vide venire incontro sotto una pioggia di proiettili.
-“Che diavolo fai qui?! Ritorna dentro e andate via!”, urlò tra il rumore di spari. Lei e Colin si erano divisi, ognuno da un lato, riparandosi dietro delle coperture.
-“No!”
-“Sei più cocciuta di un mulo, accidenti!”.
Valery impugnò la pistola e prese a sparare anch’essa verso i due uomini.
-“Posso aggirarli di qui, non mi hanno vista, li coglierò di sorpresa!”, disse poi.
-“Non se ne parla nemmeno!”, urlò Mac.
-“Non essere stupida ora! Lo faresti anche tu!”
-“Ma io non sono sotto protezione! Cavolo!”, disse nervosa accorgendosi che erano finiti i proiettili. Si voltò appoggiando la schiena al muretto e caricando nuove munizioni.
-“Oh andiamo! Sono in grado di farlo e lo sai! Ci vediamo fra poco!”, sgattaiolò via.
-“Ti ho detto di no!”, disse. “Accidenti!”, battè un pugno sui mattoni.
Colin la rassicurò facendole un segno e continuando a sparare.
-“Oggi sarà la mia giornata astrologica nera!”, borbottò Mac tra sé e sé, poi si liberò della giacca.
Si portò fuori i lembi della camicia dal jeans e gettò via le fondine delle pistole che portava sotto le braccia. Guardò l’amico gesticolare: dovevano coprire Valery. La donna pensò che era meglio attirare l’attenzione su di sé. Si alzò con le pistole in pugno scaricando i caricatori interi davanti a sé e dirigendosi verso il riparo di Colin. Quando lo raggiunse si gettò rapidamente a terra, ansimando, mentre due scariche ininterrotte di mitraglia solcavano l’aria sopra le loro teste.
-“Accidenti”, disse sospirando.
-“Non so se usciremo da qui: hanno un arsenale!”, disse Colin sbirciando col pelo dell’occhio. “Spero che Valery sblocchi la situazione”
-“Oh, per favore! Non mettertici pure tu! Non doveva fare di testa sua! E’ la persona più testarda che conosca!”
-“E’ per questo che andate d’accordo…”, sorrise Colin, “Comunque sia è in grado di farcela. Lasciala provare”.
Mentre facevano queste considerazioni, Valery stava scivolando sotto il parapetto come un felino. Raggirò la torretta del tetto e vide i due uomini acquattati che sparavano verso Colin e Mac. Doveva trovare un modo per arrivare a loro e coglierli di sorpresa. In un angolo, addossato al muro, vide del materiale accatastato. Afferrò una corda e fece un cappio ad un’estremità. La lanciò sopra il tetto della torretta, agganciandola ad uno degli spuntoni di ferro che la sovrastavano e si arrampicò. Quando fu sopra diede un’occhiata alla situazione: Mac e Colin non avrebbero retto a lungo. Si sporse per vedere i due uomini e d’improvviso notò che alla postazione ne era rimasto solamente uno. Il sangue le si raggelò. Per un attimo rimase bloccata. Poi, come se avesse capito qualcosa, si voltò di scatto, tirando un calcio dietro di lei. L’uomo alle sue spalle indietreggiò. Valery non gli lasciò spazio, gli andò incontro per non permettergli di usare la sua arma.
Mac lanciò uno sguardo verso l’alto e vide l’amica lottare. Fece segno a Colin di coprirla e in pochi attimi si ritrovò a correre più veloce di quanto potesse verso la torretta. Una volta arrivata, raggirò il lato per arrivare alla corda. Ma d’improvviso notò che gli spari erano cessati. Si bloccò, incerta, per capire cosa fosse successo. Ma quando si ritrovò il secondo uomo dinanzi a lei, tirò un sospiro di sollievo. Senza aspettare oltre, si lanciò su Mac prima che questa potesse raggiungere l’amica. La donna si abbassò velocemente scansando un colpo. Fece scattare le braccia in alto, bloccando le mani dell’uomo e rialzandosi gli affibbiò un calcio al volto. L’avversario indietreggiò barcollando, ma questo non servì a fermarlo. In breve le fu di nuovo addosso, colpendola furiosamente. Mac continuò a stare al gioco, difendendosi senza problemi, ma quando sentì Valery gemere di dolore, si spazientì. Con un salto all’indietro mise di nuovo distanza tra loro, poi sfoderò la pistola rapidamente e lo colpì ad una gamba. L’uomo cadde al suolo in preda al dolore. Quando salì sulla torretta vide che Valery stava ancora combattendo, ma aveva incassato diversi colpi. Andò subito in suo soccorso. Il sicario per qualche secondo esitò. Capì che il compagno era ormai fuori gioco e che non poteva farcela da solo. Temporeggiò schivando i colpi di Mac per quanto potè. Quando vide che anche l’altra ragazza si stava riprendendo e stava per attaccarlo si lanciò dalla torretta giù sul tetto. Atterrò con abilità. Raggiunse il compagno aiutandolo ad alzarsi da terra e trascinandolo con sé malgrado la gamba ferita.
-“Stanno scappando”, disse Mac.
-“Si ma dove? Non credo si lanceranno nel vuoto: è da folli!”
-“Beh… io una volta…”, ma il rumore di un elicottero la interruppe.
-“Che diav…?”, dissero all’unisono.
Colin si intromise nella corsa dei due uomini, ma non ebbe molta fortuna: fu messo fuori gioco con un sonoro pugno.
Mac e Valery si scambiarono uno sguardo d’intesa e balzarono giù dalla torretta. Presero a correre verso i due, prima che potessero tagliare la corda. Intanto una scaletta venne lanciata dal portellone dell’elicottero. I due uomini provarono ad accelerare ma con difficoltà. Mac e Valery gli erano a pochi passi. Il sicario aiutò l’amico ferito a salire per primo. In quella manciata di secondi le due amiche li raggiunsero. Valery si aggrappò furiosamente all’uomo non ancora a bordo. Colin si rialzò e prese a sparare contro l’elicottero, ma invano. Valery non voleva mollare l’uomo, ma questi era troppo ansioso di fuggire per permetterle di trattenerlo lì: tentò di divincolarsi per alcuni secondi, poi con un gesto rapido afferrò la giovane e la strattonò con violenza. La ragazza si ritrovò in bilico sul cornicione. L’uomo guardò Mac che correva verso l’amica e le sorrise con soddisfazione. Diede un calcio a Valery e la fece cadere. Mac sbarrò gli occhi. L’elicottero si alzò in volo. Valery si era aggrappata appena in tempo per evitare di precipitare nel vuoto, ma avrebbe retto ancora per poco. Mac quasi senza più fiato fece un ultimo scatto. L’uomo sulla scaletta, ormai quasi lontano, sparò un colpo. Il proiettile colpì Mac su un fianco. Per qualche istante la donna barcollò, ma ormai era giunta al parapetto. Si portò una mano al fianco per il dolore. Con l’altra afferrò Valery prima che cadesse.
Il vento era forte e la situazione poteva precipitare da un momento all’altro.
-“Mac…!”, urlò Valery, notando la visibile sofferenza sul volto dell’amica.
-“Ce la faccio…ci sono…”
-“Mac…lasciami andare…”, guardò nel vuoto, poco convinta.
-“No piccola…io ti porto con me…”.
Si fissarono per qualche istante. Valery le sorrise e Mac si sforzò di ricambiare, nonostante il dolore lancinante. Le raffiche di vento rendevano tutto ancora più difficile, facendo dondolare Valery sui lati.
L’elicottero in breve fu lontano. Josh uscì dal suo riparo e raggiunse Colin. Insieme corsero in soccorso di Mac e Valery. La donna si lasciò cadere a terra sfinita mentre Valery veniva aiutata a salire. Si guardò la mano: era piena di sangue. Con il respiro affannato e la vista appannata, socchiuse gli occhi e si lasciò sopraffare dal dolore.


Quando riaprì gli occhi era nel letto dell’infermeria della base. Qualcuno le stava tenendo la mano. Pian piano la vista le si schiarì. Era Kate. Le sorrise.
-“Ciao”, fece la giovane, contenta che si fosse risvegliata.
-“Ehi”.
Mac provò a mettersi seduta, ma muoversi le provocò una fitta alla ferita.
-“Sta giù”
-“Dov’è…Valery…come sta?”
-“Lei…sta bene. E’ stata qui tutta la notte…”.
Mac si rilassò a quelle parole. Socchiuse gli occhi.
-“Come ti senti tu?”, continuò Kate.
-“Benone”, sorrise, poi si portò la mano sulla ferita per un’altra fitta.
-“Non direi”, Kate si alzò e le sistemò il cuscino e la coperta.
-“Ci sono cose ben più dolorose…questa è una sciocchezza…”.
Kate la guardò. Quanto dolore aveva provato in passato? E quanto ancora ce n’era in lei? Vederla soffrire così in quel letto la faceva stare male, ma più di tutto sapere che avesse sofferto dentro, nel suo cuore…quello era straziante.
-“Bevi un po’ d’acqua”, le porse il bicchiere aiutandola a sorseggiare.
-“Grazie”
-“Più tardi tornerà il dottore per le medicine…”.
La porta dell’infermeria si aprì. Valery fece capolino. Kate si voltò e la vide. La ragazza entrò.
-“Beh…io vado allora…vi lascio…”, disse Kate.
Mac annuì.
Valery si avvicinò sorridendole. Mac le sorrise a sua volta.
-“Ciao…”
-“Ciao”.
La ragazza le strinse la mano.
Kate le guardò. Gli occhi di Mac si erano improvvisamente illuminati. Uscì dalla stanza con un’espressione cupa sul volto. Colin era lì fuori.
-“Come sta?”, le domandò, avvicinandosi.
-“Direi bene”
-“Allora cos’è quel faccino?”.
Kate fece un attimo di pausa.
-“Ho visto lo sguardo che aveva quando è entrata Valery…come l’ha guardata… Un tempo lo avrebbe rivolto a me, era me che avrebbe voluto al suo fianco in un momento del genere”
-“Kate…tu l’hai lasciata. E’ comprensibile”
-“Non è così semplice Colin”
-“Lo so, ragazza mia…lo so. Spero tanto che riusciate mettere chiarezza tra di voi”.
L’uomo le posò una mano sulla spalla e andò via. Kate lo fissò triste.


Qualche ora dopo

Gabriel trovò la figlia nella piccola biblioteca.
-“Ciao tesoro”.
Kate alzò lo sguardo, ma non disse una parola.
Gabriel entrò.
-“Come sta Mac?”
-“Benone. Il proiettile non ha fatto danni gravi. Il medico ha detto che può alzarsi oggi stesso”
-“Bene. Mi fa piacere”.
Kate sorrise amaramente.
-“Cosa c’è?”, chiese l’uomo cogliendo la sua espressione.
-“Ti fa piacere perché la tua missione non è compromessa”, disse dura.
-“Kate, ma per chi mi hai preso? Sono umano anche io. Credi sia contento di saperla in gravi condizioni?”
-“Probabilmente si… Pensi che non abbia visto i tuoi atteggiamenti nei suoi confronti? Pensi che non sappia come la guardavi quando stavamo assieme? Pensi che mi sia dimenticata la tua soddisfazione quando ci siamo lasciate?”, disse dura.
L’uomo camminò per la stanza.
-“Kate, ascolta…io sono tuo padre. E non fa piacere ad un genitore vedere la propria figlia buttarsi a capofitto in qualcosa di così…anormale!”, fece una pausa, “Ok, forse in quel momento hai pensato che tra te e lei ci fosse davvero qualcosa più di una bella amicizia…è stato un passaggio, un momento…hai fatto un’esperienza, hai dirottato per un attimo dalla tua strada. Può capitare a chiunque. Ma da qui a dire che fosse amore, a buttare tutto all’aria per lei…beh, mi sembra assurdo. E rovinare il nostro rapporto per un qualcosa di così ridicolo lo è ancor di più!”.
Kate si fece rossa in volto per la rabbia.
-“Non ho buttato all’aria un bel niente per lei! La mia carriera è rimasta intatta e illesa, le mie amicizie idem, tutto il mio mondo non è stato intaccato…e questo perché tutto il mio mondo non ne è stato reso partecipe, perché io e lei abbiamo vissuto i nostri sentimenti nell’ombra! Ridicolo dici…amare qualcuno è ridicolo per te?”, si bloccò. “Che sciocca! Probabilmente si, visto che hai vissuto una vita intera nella menzogna, restando freddo davanti a ogni tipo di sentimento, davanti all’amore per una figlia, continuando a vivere con una donna che non ti ha mai amato, mettendo sempre in secondo piano il tuo cuore!”
-“E’ chiaro…non riesci a mandare giù il fatto che io faccia parte dell’ Omega, che ti abbia dovuto tenere segreto tutto questo da sempre! Beh, Kate: sinceramente da te mi aspettavo una reazione più matura, considerando che non sei una bambina! E considerando la persona che hai detto di “amare”!”
-“Che vuoi dire?”
-“Beh, Mac lavora in un ambito affine al mio. Non penso che ti sia venuta a spifferare ogni piccolo segreto di Stato…il nostro lavoro esige segretezza. E’ così purtroppo, o per fortuna. E non c’è spazio per le scene lacrimevoli da soap-opera”
-“Si, forse hai ragione…è così e neanche mi è interessato mai sapere tutto. Ma lei a differenza di te non ha mai fatto mistero della sua vita, non ha mai finto sentimenti e comportamenti, non ha mai recitato!”
-“Bene! Allora ti avrà raccontato tutto sulla sua famiglia, ti avrà parlato a lungo di lei…”.
Kate parve non capire.
-“Lei…non è mai stata molto loquace…ma mi ha accennato…”
-“Si, che suo padre era un pescatore e sua madre gestiva un ristorante!”, scosse il capo.
-“S-si…”
-“Io conosco un'altra storia…forse meno poetica ma affascinante quanto la mia”, disse duro, “La madre era un’agente della CIA proprio come me, morta in missione quando la tua Mac era ancora un’adolescente. E il padre un doppiogiochista scomodo. Ma su una cosa non ha mentito: era un ubriacone senza carattere. Probabilmente hanno voluto liberarsi della madre quando hanno scoperto che si era legata a quell’uomo. Un po’ troppo tardi…visto che è riuscita a tenerlo segreto per anni e a crescere una figlia…”.
Kate rimase in silenzio.
-“Bella storiella non trovi?”.
La ragazza lo guardò. I suoi occhi erano carichi di rabbia.
-“Credi che avermi detto la verità sulla sua famiglia ti faccia apparire migliore ai miei occhi? Beh, ti sbagli. Lei ha nascosto una parte della sua vita di cui forse preferisce dimenticare i particolari. Tu hai mentito su te stesso e a tua figlia. E adesso più che mai mi fai pena e schifo.”.
L’uomo non rispose, accusando il colpo.
Kate uscì dalla stanza sbattendo la porta. Improvvisamente si ritrovò a piangere senza sapere come. Corse lungo il corridoio, diretta verso la sua stanza.


Mac aprì piano la porta. Pochi minuti prima aveva sentito un tonfo provenire dal corridoio. La sua testa fece capolino quanto bastava per vedere l’amica piangere. Era vicino la finestra.
-“Posso?”, disse cauta.
Kate non si voltò.
-“Come stai?”, disse provando a smettere di piangere.
-“Ero venuta per ingraziarti di essermi stata accanto mentre ero in infermeria.”, fece una pausa, “Non immaginavo di farti questo effetto”, scherzò.
Kate sorrise, poi con la mano si asciugò gli occhi e si voltò.
Mac entrò.
-“Che succede?”.
Kate guardò verso l’alto per smettere di far uscire le lacrime, senza rispondere.
-“Hai litigato con tuo padre?”. Mac si avvicinò. Le posò le mani sulle spalle.
-“Lo odio!”
-“Beh…è un tipo particolare”, sorrise, “Ma per quanto ultimamente non mi stia proprio simpatico…non me la sento di dargli addosso. Ha agito come doveva”
-“Perché lo difendi? Dopo quello che ci ha fatto…”, si passò una mano tra i capelli.
-“Kate…non è colpa sua se ci siamo lasciate”. La guardò con dolcezza.
Le lacrime ripresero a scorrere.
Mac l’abbracciò.
-“Vieni qui.”, la strinse, dondolandola nel suo abbraccio “Si sistemerà tutto”.
Kate affondò il volto nel maglione dell’amica. Era una sensazione bellissima, dopo tanto tempo. Di nuovo protetta, tra le sue braccia…il suo profumo così dolce…
Istintivamente alzò il voltò e la baciò con tenerezza.
Mac fu presa alla sprovvista, ma dopo qualche secondo si tirò indietro.
-“No, Kate…no”
-“Mac…”, la ragazza cercò di baciarla ancora.
-“Smettila…per favore…non possiamo”, lasciò l’abbraccio, allontanandosi. Si portò una mano alla bocca, perplessa.
-“Perché fai così?!”, disse Kate nervosa.
-“Non sono qui per arrivare a qualcos’altro. Sono qui come un’amica, Kate. Voglio starti vicino come un’amica”
-“Certo…un’amica… Va bene! Vuoi che ammetta di aver sbagliato? Ok: ho sbagliato a lasciarti! E’ colpa mia!”
-“Non dire sciocchezze. Non ho detto questo”
-“Ma lo pensi! E’ questo il problema tra noi! Pensi che sia colpa mia, per questo non mi vuoi!”
-“Non si tratta di volerti Kate… Ci sono tante di quelle cose irrisolte tra noi…e abbiamo perso così tanto… Per recuperare ci vuole tempo e non possiamo saltare le tappe. Io…non me la sento ancora. Dobbiamo fare piccoli passi”
-“Piccoli passi…si… Magari cominciando a parlare di te e della tua famiglia senza menzogne! Oppure dicendomi cosa c’è tra te e Valery! Forse così riusciamo a rimetterci in piedi!”, disse.
Mac la guardò stupita.
-“La mia famiglia?”, rimase in silenzio qualche istante, “Vedo che tuo padre ha agito secondo la sua natura…Comodo scaricarsi la coscienza puntando l’attenzione su qualcun altro! Beh, mi spiace Kate: tu ce l’hai con tuo padre, è lui che ti ha fatto del male, non ti permetterò di mettermi in mezzo in questo. Non devo nessuna spiegazione sulla mia famiglia a nessuno. Ora sei ferita, ti senti sola…posso capirti, ma non posso lasciarti fare questo. E lascia Valery fuori una buona volta. Qualunque cosa dobbiamo risolvere è tra me e te”, disse dura.
-“Bene! Allora parliamone una volta tanto! Perché sei scappata?!”
-“Io non sono scappata, sei tu che sei partita!”
-“Certo! Quando tutto ormai era finito! Quando non facevamo che litigare! Quando tu non ti aprivi più con me, mi tenevi fuori dalla tua vita!”
-“Ah, e questo ti è bastato per fare i bagagli e mollare tutto?!”
-“Mac, tu dentro di te mi avevi già mollato! Avevi già deciso di accantonare quello che avevamo, di non provare nemmeno a costruire un rapporto!”
-“Era diventato tutto così…asfissiante!”
-“Già! Lo vedi?! E poi sarei io quella che è scappata?! Solo che a differenza di te che lo hai fatto per tutto il tempo che siamo state assieme, io l’ho fatto solo quando non c’era altra soluzione!”
-“E certo! Perché sono io quella che ha la fama di scappare, di non affrontare i problemi!”
-“Forse si! Forse è nella tua natura!”
-“E’ assurdo…se…”, si interruppe.
-“Cosa? Cosa?! Parla una buona volta! Dà fiato ai tuoi pensieri!”, urlò.
-“Tu non immagini quanto era diventato insopportabile tutto! Da quando siamo ritornate da quell’avventura…è stato tutto diverso…tu eri diversa!”
-“Mac prima o poi dovevamo rimettere piede sulla terra ferma. Noi abbiamo concentrato tutto durante quel viaggio, ci siamo conosciute, affezionate l’un l’altra, condiviso momenti importanti, aspetti rilevanti nella vita di una persona. Ma un rapporto è fatto anche delle piccole cose, deve saper vivere anche nel mondo reale, nella quotidianità”
-“Una quotidianità meno reale della nostra avventura…”
-“Ma comunque la nostra vita Mac. E non possiamo fuggire da essa”
-“Dubito che quello che ci ha unito sia stato qualcosa di importante per te, altrimenti avresti fatto scelte diverse”
-“Di che parli?”, chiese Kate confusa, “Ora sei tu che non ti fai capire. Credi che mi faccia piacere ora sentirmi respinta da te?!”
-“Mi spiace. Ora devo andare”
-“Ma si! Vai, scappa ancora! Corri dalla tua Valery! Lei sa capirti meglio di me, sa darti ciò che non sono riuscita a darti io!”
-“Basta! Smettila! Non vedi che siamo ancora come allora? Più ci avviciniamo più ci facciamo del male! Non ne posso più!”, scattò.
Uscì dalla stanza sbattendo la porta.


-“C-come stai?”, chiese Josh vedendo Mac giù nei laboratori.
-“Ancora respiro”
-“Sono c-contento che sei q-qui”.
Mac parve colpita dalle parole di Josh. In realtà non era la prima volta che il ragazzo era gentile con lei, ma questa volta non se la sentì di mettere una barriera tra loro.
-“Grazie. Mi raccomando per gli elaborati tridimensionali”, disse andando via.
Josh le fece un cenno e la salutò.
Mac si avviò verso la porta.
-“Ehi, eri qui”, la incrociò Colin.
-“Si”
-“Hai visto il lavoro di Josh?”
-“Si”
-“E’ davvero in gamba. Non ha voluto nemmeno staccare qualche ora. Dove vai adesso?”
-“A fare il mio lavoro”
-“Forse per stasera puoi restare a riposo…non ti sei ancora rimessa del tutto”
-“No. Sto bene. Preferisco così. A domani”
-“Ok…”.
Colin la guardò perplesso andar via. Poi raggiunse Josh.
-“Sono preoccupato per lei”
-“Il s-suo alito…a-aveva be-bevuto…”, disse triste il ragazzo.
-“Già…”, Colin si strofinò la barba di qualche giorno, “Ormai non fa che quello”.
Josh lo guardò.
-“E’ necessario che nessuno lo sappia, ragazzo.”, aggiunse poi sussurrando.
Josh annuì, felice di condividere un segreto importante ed essere d’aiuto ad un’amica.


Wienerwald – qualche ora dopo

La luce della luna filtrava soffusa dalla finestra. Il cottage di legno immerso nel bosco viennese, dove Mac e Valery erano sistemate, era silenzioso come sempre. La squadra degli uomini era lì fuori di guardia, da qualche parte dietro gli alberi e la fitta vegetazione. Tutto taceva. Ed era quello che lei desiderava. Un po’ di pace, lontano da tutto.
Da un po’ di tempo il suo migliore amico era l’alcool. Sapeva come ci si sentiva prima e dopo, quello che provocava. Ma le interessava solo la fase intermedia. E la pace che le procurava. Forse era come suo padre…forse Kate aveva ragione, non era buona a nulla. Solo a scappare e bere.
Ma ricordava che un tempo era stata diversa. Che per quanto volesse punirsi, era stata una ragazza migliore di quello che voleva apparire. Ma perché affannarsi a dimostrarlo agli altri, se volevano e vedevano solo quella Mac?
I pensieri furono interrotti da Valery. La ragazza comparve sulla soglia.
-“Volevo dirti che sto per andare a letto”.
Mac non rispose. Valery vide l’amica seduta sul bordo del letto, che guardava fuori. Entrò nella stanza. Notò la bottiglia fra le sue mani.
-“Ehi…alla tua ferita non serve più l’anestesia…”, disse sorridendo.
-“Ma alla mia anima si”.
Valery si avvicinò. Si inginocchiò davanti a lei e con dolcezza le tolse la bottiglia di mano.
-“Questa non serve…”, le prese la mano e la strinse tra le sue.
Mac chiuse gli occhi, come se volesse far sparire tutto.
Valery la guardò colma d’affetto. Le sorrise. Con delicatezza le sfiorò il viso.
Una piccola lacrima rigò le guance di Mac. La ragazza si alzò appena, le prese il volto tra le mani e le baciò dolcemente le lacrime.
Mac era sfinita. La ferita le faceva ancora male, l’alcool le annebbiava la mente, il suo corpo era senza forze.
-“Mac…”, sussurrò, “Lascia che prenda il posto di quella bottiglia…lascia che ti porti in salvo stanotte…”.
Mac accarezzò le mani della ragazza ancora ferme sul suo viso. Senza aprire gli occhi, sospirò profondamente.
-“Fa ancora così male…”, disse poi.
Valery le sorrise dolcemente.
-“Lo so…”. Si alzò, posandole un bacio sulla fronte.
Poi girò, salì sul letto e le arrivò piano alle spalle. Fece passare le sue braccia attorno alla vita della donna. Mac sentì il respiro calmo della ragazza sul suo collo.
Piano, Valery sbottonò la camicia dell’amica. Quando ebbe finito, le sue mani arrivarono sulle spalle e con tocco leggero le sfilò la camicia.
Sul volto di Mac comparve una smorfia di dolore. Si portò istintivamente una mano sul fianco.
Valery la portò giù con se, sul cuscino. Lentamente le spostò la mano dalla ferita e vi posò un bacio. Poi risalì fino al volto.
La guardò con dolcezza. Negli occhi di Mac c’era tanta sofferenza e dolore… Le accarezzò il viso. La donna parve trovare sollievo in quel gesto. Valery le sorrise. Non servivano parole. La baciò dolcemente per pochi secondi.
-“Sarò il tuo angelo custode…ti curerò io Mac…”, sussurrò.
Poi la baciò di nuovo.


Un pallido raggio di sole entrò attraverso la tenda. Mac si svegliò, strizzando gli occhi per non essere abbagliata. Gli uccelli cinguettavano. La testa le doleva un po’, ma si sentiva bene. Guardò accanto a sé. Valery dormiva a pancia sotto, il lenzuolo che lasciava scoperte le spalle. Le accarezzò la schiena dolcemente. Era bello vederla dormire come un angelo. Quel viso…era così tenero e pieno di pace. Stava per posarle un bacio sulla spalla, quando un bagliore le accecò la vista.
Si alzò per tirare la tenda: era incredibile come il sole fosse così forte nonostante si trovassero nel bel mezzo del bosco.
Arrivò alla finestra e guardò l’ora: era ancora presto. Non le sarebbe dispiaciuto restare ancora a letto con Valery, sotto le coperte. Si voltò e sorrise, guardandola. Poi ancora quel bagliore. Non poteva essere il sole dunque. Guardò fuori, nascosta dietro la tenda. Qualcosa, tra la vegetazione riluceva. Qualcuno le stava spiando. Con rapidità, ma senza farsene accorgere si infilò i pantaloni e un maglione. Prese la pistola e si diresse alla porta. Piano scivolò fuori, come un’ombra. Si mosse piatta, contro le pareti del cottage. Fece il giro largo, passando da dietro e raggiunse i cespugli. Dopo pochi minuti si ritrovò dal lato opposto, alle spalle dell’uomo che, non accortosi di nulla, stava ancora puntando il binocolo verso la finestra.
Con gesto rapido, lo colpì col calcio della pistola. L’uomo emise un gemito di dolore e si accasciò al suolo, ma non svenne. Quando si voltò, Mac lo guardò dura.
-“Chi diavolo sei tu?”.
L’uomo si massaggiò il collo e la guardò con espressione spaurita.
-“P-posso spiegarti…Io…”
-“Oh puoi giurarci che mi spiegherai …”.
Lo afferrò per il collo della giacca, trascinandolo in piedi e tenendo la pistola ben in vista.
-“Calma, calma…”
Mac notò la divisa della base.
-“Allora, che problema hai con me agente? Sei nella mia squadra?”
-“No…”
-“Cosa vuoi?”, insistette.
L’uomo non rispose. Gli puntò la pistola in viso.
-“Ok, ok…”.
Stava sudando freddo.
-“E va bene…ero qui per tenerti d’occhio”
-“Hmm…dimmi qualcosa che non so ancora…”
-“Non è stata una mia idea…Ho ricevuto espressamente l’ordine!”
-“Ma davvero? E perché mai?”
-“Non lo so giuro!”
-“Se non parli te ne pentirai…”
-“E’ la verità!”
-“La verità è che Gabriel mi sta facendo tenere d’occhio da un suo agente e non so perché. Parla!”, urlò puntandogli la pistola alla gola.
-“Non so nulla!”, si lagnò disperato. Si coprì il capo, rannicchiandosi impaurito. Non sembrava più un militare, ma solo un bambino terrorizzato.
Mac rimase pensierosa.
-“Hmm…e va bene. Ho deciso di crederti”, disse poi facendo una smorfia. Posò l’arma nella fondina e stette in silenzio qualche secondo. Poi si voltò. “Ti piace la neve?”


Con il dito sfiorò la pelle di Valery, seguendo i contorni di quella strana voglia sulla spalla. La giovane voltò la testa sul cuscino. Con gli occhi ancora semichiusi, sorrise.
-“Buongiorno…”, disse Mac, guardandola con dolcezza.
La ragazza aprì gli occhi. Erano verdi. Aveva i capelli scompigliati e il viso rosa e caldo. Mac provò un piccolo brivido. Era bellissima.
Valery emise un piccolo mugugno, poi sporse il viso affinché l’amica si avvicinasse e la baciasse.
Mac accolse l’invito. Accostò le labbra alle sue e la baciò teneramente. Valery si rigirò sotto il lenzuolo, mettendosi su un fianco. Le su braccia corsero ad afferrare Mac alla vita, attirandola a sé.
-“Sei gelida…dove sei stata?”, disse mentre la baciava.
-“A far raffreddare i miei spiriti bollenti qui fuori…”.
Valery sorrise.
-“Non ce n’era bisogno…L’unico modo per farli passare è assecondarli…”.
Le tolse il maglione umido del freddo e le sbottonò i pantaloni mentre continuava a tenere la sua bocca incollata a quella di Mac. In un baleno la donna si ritrovò di nuovo sotto le coperte, a contatto col corpo caldo di Valery. Era morbida e dolce nei gesti, anche se trapelava un forte desiderio. Era bello sentirla su di lei.
-“Ti voglio dal primo giorno che ti ho vista in palestra…”, disse Valery, “Tutta sudata, tutta seria….”, rise scostandole i capelli.
Mac si alzò appena tentando di morderle il labbro.
-“Ora sono tua…”
-“Si…”,Valery sorrise. Affondò le sue labbra nella dolce insenatura del collo. Poi le sue mani presero possesso di lei.


Kate guardò l’orologio. Non era tardi, ma neppure l’alba. Non sapeva se alzarsi o meno. Aveva passato tutta la notte in bianco, pensando a mille cose. Prima fra tutte alla discussione con Mac del pomeriggio precedente. Chiuse gli occhi e sospirò. Capiva solo ora che probabilmente aveva fatto più di un errore con lei. C’erano state tante di quelle incomprensioni da entrambe le parti, che ancora erano evidenti quando si ritrovavano a parlare di loro stesse.
Il punto però era un altro: per quanto avessero vissuto un periodo di crisi, per quanto parlassero due lingue differenti, lei sentiva che quello che provava era ancora forte. Troppo, per non riuscire a trovare almeno un punto di dialogo.
Si voltò sul cuscino e guardò fuori dalla finestra i raggi del sole che pian piano si facevano largo nell’aria frizzante del mattino.
Le guance le s’infiammarono.
Dio mio, Kate…pensò…quanto ancora le vuoi bene?
Quando pensava a lei, il cuore le batteva a mille, le si annebbiava la testa, provava brividi per tutto il corpo. E la desiderava. Come l’aria.
Questo significava solo una cosa. E il suo periodo in Africa aveva solo lasciato in dormiveglia tutto questo. Aveva pensato di poterci mettere una pietra sopra, di recuperare quantomeno solo la sua amicizia. Ma non era stato così. E la cosa buffa era che non sapeva come gestire la situazione. Era la prima volta che le capitava una cosa del genere. Non aveva mai amato una donna. Non aveva mai provato qualcosa di così forte per qualcuno in genere.
Sorrise. A volte la vita è così imprevedibile. Chi avrebbe mai detto che sarebbe stata Mac, una persona come lei, col suo carattere impossibile ma eccezionale, col suo broncio adorabile, con quell’aria da personaggio dei romanzi, con la sua determinazione, con la sua immensa dolcezza che rivelava solo a pochi, con le sue incertezze e paure che diventavano la sua forza, con quegli occhi sfuggenti e quell’animo che mai nessuno poteva scoprire realmente, a farla innamorare davvero?
Si portò le mani fredde sulle guance, per placare il calore che sentiva dentro. Poi i suoi occhi divennero più risoluti. Forse avrebbe sbagliato, ma doveva parlarle.
Si alzò di scatto. Si vestì in fretta e indossò il cappotto. Doveva andare da lei e dirle che voleva recuperare quello che avevano. Non sarebbe stato facile, certo. Bisognava chiarirsi e parlare a lungo, mettere da parte orgoglio e dolore. Ma se lo volevano entrambe, se quello che avevano vissuto non era stato uno scherzo…
Uscì dalla sua stanza a passi svelti. Non poteva rinunciare a lei.


Arrivò davanti al cottage una ventina di minuti dopo. Si gelava laggiù. Nonostante il sole battesse sugli alberi e tutt’intorno, il freddo della notte non era ancora sparito. Per terra l’erba era ghiacciata. Si portò le mani davanti la bocca per scaldarle, malgrado i guanti. Una nuvola di fumo si disperse nell’aria.
Aveva le guance congelate. Si avviò verso la porta.
Salì i gradini e bussò. Si strinse in sé per farsi un po’ di calore mentre aspettava. Anche se era presto, Mac doveva già essere in piedi.
Dopo qualche minuto la porta si aprì. La donna comparve dietro l’uscio rabbrividendo per la sferzata di aria gelida che era entrata.
Kate la guardò: aveva un pantalone messo alla buona e meglio, i capelli scompigliati e solo una camicia sgualcita indosso.
-“Ciao…scusa…ti ho svegliato?”
-“Uh…no…ciao…”, si strofinò una mano sul braccio per farsi calore, “Che ci fai qui?”
-“Scusa, lo so che è presto e fa freddo, ma dovevo parlarti…”.
Mac aggrottò la fronte.
Una voce da dentro disse:
-“Mac chi è alla porta?”.
Un istante dopo Kate notò due braccia cingere la vita della donna. Il volto di Valery fece capolino da sopra la spalla di Mac.
-“Ah, sei tu…Ciao”, disse.
Kate la guardò. Anche lei era piuttosto svestita e indossava il maglione di Mac. Per qualche secondo parve non capire. Poi qualcosa si fece largo nella sua mente. Spalancò gli occhi e il suo volto cambiò d’espressione. D’improvviso sentì un nodo alla gola e come un giramento di testa. Indietreggiò, rischiando di cadere sugli scalini.
-“Kate…”, Mac cercò di andarle incontro.
-“No…io…Scusatemi, non dovevo venire. Scusate”. Con passo rapido si allontanò dal cottage.
Mac si divincolò dall’abbraccio di Valery.
-“Aspetta qui”. Chiuse la porta e le andò dietro, incurante del freddo. “Kate!”, la chiamò.
Ma la ragazza era talmente sconvolta da ignorare i richiami dell’amica.
-“Fermati per favore!”, accelerò il passo, “Merda!”, saltellò sui piedi dopo aver calpestato la brina ghiacciata. Poi corse veloce e finalmente le afferrò il braccio.
Quando si girò, notò il viso stravolto di Kate.
-“Perché sei venuta?!”
-“A questo punto non ha più importanza”
-“Kate…”
-“Accidenti, che stupida sono stata! Avrei dovuto capirlo!”, si passò le mani tra i capelli, “Ero venuta per dirti che volevo recuperare il nostro rapporto! Che non mi interessava se c’erano state incomprensioni o errori! Ero pronta a lasciarmi tutto alle spalle! Perché…ti voglio ancora bene… Che razza d’idiota!”, urlò.
-“Kate, mi spiace…”
-“Si, ti dispiace tantissimo…ho visto com’eri dispiaciuta!”, la interruppe.
Mac si fece dura.
-“Kate, non capisco cosa ti aspetti da me! Non puoi venire qui e pretendere delle cose! Non più! Tu mi hai lasciata!”
-“Piantala di rinfacciarmi questo!”
-“E va bene! Vuoi la verità?”, urlò, “Eccotela: per me era diventato estenuante stare con te! Vivere la tua vita, i tuoi interessi, la tua quotidianità! Essere catapultata in quel mondo pieno di meschinità e gente falsa, scandito solo da party o feste esclusive! Sentirmi sempre sotto pressione per dover essere in un determinato modo, per dover dire determinate cose, per apparire cool!”, alzò le braccia, “Sentirmi sempre analizzata dai tuoi amici, sentirmi a disagio tra la gente della bella società che ti girava attorno! E sentirmi in colpa se non mi andava di venire ad una mostra o ad un festino su uno yatch! Beh, mi dispiace, ma io non sono così! Magari il mio modo di vita è sbagliato, lo so, ma io sono come sono!”, la guardò, “Starti accanto mi faceva male Kate…mi faceva male”, disse tutto d’un fiato. Poi calò il silenzio.
Kate la guardò. I suoi occhi pian piano cambiarono espressione, divennero tristi. Divennero come gli occhi di qualcuno che viene messo davanti ad una verità dolorosa.
-“Perdonami, ma io…ancora non ce la faccio. Quando ti vedo, quando ti sto accanto…sento ancora male dentro”, aggiunse.
Kate si portò una mano davanti la bocca. Sentiva che le lacrime stavano per uscire. Non sapeva cosa dire. Quella verità l’aveva spiazzata. Era stata più dolorosa di vedere lei e Valery assieme.
-“Mi spiace di non essere stata come tu mi volevi”, disse infine Mac.
Kate tirò su il naso.
-“Anche a me dispiace…perché non hai mai capito nulla di me”, disse amareggiata. Si voltò e fece per andarsene.
Mac la trattenne ancora.
-“Kate…”.
La ragazza si voltò di scatto e le posò un schiaffo in faccia. La guardò per qualche secondo, con le lacrime agli occhi. Poi corse via.





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