EPISODIO N. 6
stampa il racconto



di Xandrella

stampa il racconto

Capitolo 7 – I giorni dell’Amore

 

Quando entrò nella grande villa accolta da una serva, venne condotta in una stanza dove capeggiava un enorme telaio di ottima fattura con il suo lavoro color porpora lasciato a metà. Xena si guardò intorno in attesa della padrona di casa: i mobili, le tele e il gran lavoro da cui sembravano presi i servitori, le ricordavano ricchezza e buon ceto sociale.

Una donna le comparve con passo leggero alle spalle: alta, i lunghi capelli neri e mossi le ricoprivano le spalle. Teneva sul fianco un bambino recalcitante smanioso di abbandonare le morbide braccia della madre per esplorare con i propri piedi, ancora incerti, tutta la stanza.

-         Metamira immagino –

-         Si, sono io. Posso sapere il tuo nome guerriera e il motivo della tua visita? Mi hanno detto che ti sei rifiutata di dare spiegazioni –

-         Il mio nome è Xena e sono qui per Stenelo. – Al sentire pronunciare quel nome la donna impallidì.

-         Ti prego, non qui. Seguimi in giardino. – Chiamò la balia nella stanza per non lasciare da solo suo figlio e con evidente preoccupazione, condusse Xena in un giardino privato lontano da occhi indiscreti avendo cura di non essere vista dai propri servitori.

-         Due giorni fa ho avuto un incubo che lo riguardava. Gli è successo qualcosa vero? – strinse i pugni delle mani come implorando una buona risposta, ma non la vide arrivare.

-         E’ al ricovero qui a Tebe. Combatte contro una febbre sconosciuta e nessuno sembra avere una cura per lui. Mi dispiace darti una notizia del genere in questo modo ma credo che nessuno lo avrebbe fatto, se non fossi venuta qui di persona. – Metamira le voltò le spalle non riuscendo a controllare le lacrime, a rispondere qualcosa.

-         Conosco bene tuo padre Iolao da molti anni e in questi giorni mi ha raccontato la vostra storia. –

-         Deve fidarsi molto di te, se te ne ha parlato. Sei la seconda persona a cui lo dice sai? So quanto gli costa … -

-         Non sa che sono qui. Se sono venuta a cercarti, è per Stenelo: ha chiesto di suo figlio e Iolao non ha intenzione di assecondare la sua richiesta.

-         Anche volendo non potrebbe. Il mio sposo è molto geloso. Non mi lascia mai uscire da sola, specie se porto con me il bambino. Figuriamoci se sapesse dove ho intenzione di condurlo… -

-         Tu vuoi incontrarlo? – Metamira esitò, probabilmente frenata dai divieti della sua famiglia – Non lo vedo da anni… ma si, certamente! Potrebbe essere l’ultima occasione che ho per incontrarlo. – Xena annuì, approvando la sua decisione.

-         Mio marito questa sera cenerà fuori casa e rientrerà tardi. Spero di avere il tempo necessario e di non essere scoperta. –

-         Posso accompagnarti io a cavallo. Di sicuro farai più in fretta. Spero che vedendoti, Stenelo trovi la forza per vincere la malattia. Vorrei che Iolao potesse riabbracciare i suoi figli alla fine di tutto questo. –

-         Ti ringrazio Xena ma non illuderti. Mio padre non tornerà sulla sua decisione. Non l’ha fatto nemmeno quando ha scoperto che ero rimasta incinta. Credevo che volesse uccidermi… -

-         Tu come avresti reagito al suo posto? –

-         …Ci ho pensato tante volte. Io e Stenelo abbiamo sempre saputo di essere nel torto, ma ci amavamo. Non siamo stati abbastanza forti da rinunciare a quello che volevamo per il bene dei nostri genitori. –

-         Allora perché siete tornati indietro? Siete fuggiti insieme o sbaglio? –

Le domande di Xena iniziarono a infastidirla. – Non posso restare molto qui fuori, le guardie di Talos potrebbero vedermi parlare con te. Prima del tramonto mi farò trovare sotto il grande noce del viale alberato che porta a Tebe. – La guerriera annuì e si allontanò a passo svelto fuori dalla proprietà.

 

 

-         Scommetto che erano tutti dei guerrieri! –

-         No, sbagli. E poi chi ha detto che erano tutti uomini? – rispose Brunilde.

-         Mhmsenti mi sto addentrando in un argomento “scottante”. Forse è meglio rinviare a più tardi. –

-         Come vuoi, sei tu che hai iniziato l’argomento “ex” –

-         Mi dispiace farti raccontare di continuo ma io non ricordo niente, come faccio a parlarti di… di… qualunque cosa!! – L’osservazione risultò alquanto tragicomica, anche alla stessa Olimpia. Fortuna che l’arrivo al laghetto catturò la sua attenzione: le acque torve e immobili erano sicuramente ancora fredde ai primi raggi del sole, specie in quella stagione. Non era certo quello che si aspettava quando Brunilde le aveva promesso un bel bagno appena sveglie.

-         Sarà gelata… non sono più tanto convinta di dovermi lavare… -

-         Coraggio guerriera, o tra poco inizieremo a puzzare come cavalli! – Olimpia rispose con una buffa smorfia di disgusto arricciando il naso. Sei bellissima, pensò la valchiria mentre rideva del suo teatrino improvvisato.

-         Dove vivo io, i laghi sono ghiacciati per buona parte dell’anno. In Grecia avete un clima fin troppo caldo secondo me. Dai, non perdiamo tempo altrimenti non riusciremo a trovare nulla per il pranzo. –

-         Io non me la sento… non riesco nemmeno a vedere il fondo… - commentò sporgendosi ad osservare la profondità delle acque. In quel momento ricordò di un lago molto più grande e cristallino e di aver annaspato con l’acqua alla gola fino al salvataggio di Xena - …Credo di non saper nuotare. –

Brunilde incrociò le braccia come una maestra severa pronta a richiamare l’alunno disobbediente – Come scusa fa pena. Mi meraviglio di te: tutta questa scena per non entrare in acqua! Io al tuo posto mi vergognerei. –

-         Ma sto dicendo la verità! Ho appena ritrovato altri ricordi. –

-         Xena ti avrà sicuramente insegnato a nuotare –

-         meglio non correre il rischio: tu vieni da una terra dove si nuota di rado perciò perdonami bionda ma non mi fido! –

-         Ah si? – sorrise Brunilde, pregustando la scena che di lì a poco avrebbe generato con le sue mani.

-         Si! –

-         Sbagliato: ci si deve sempre fidare dei propri amici! – Così dicendo, con uno scatto la prese in braccio a sorpresa. Il bardo che non la credeva sufficientemente forte, dovette ricredersi.

-         Mettimi giù, non osare! – Istintivamente le portò un braccio sulle spalle nel tentativo di tenersi. Rimasero abbracciate in quel modo pochi secondi, prima che la valchiria la lasciasse cadere in acqua, ma entrambe non dimenticarono mai quel momento

-         Così farai a meno di lavare i vestiti! – Brunilde si liberò delle armi e della veste con un certo imbarazzo. Ma non riuscì a spogliarsi completamente davanti allo sguardo interessato di Olimpia, che la invitava a raggiungerla, schizzandola a più riprese per vendetta. – Dai fai presto, l’acqua è freddissima! –

-         Se continui ad agitarti così potrei non avere più bisogno di entrare in acqua. Ci hai già pensato tu a lavarmi! – Rabbrividì immergendosi nel lago ma non fece alcun commento alla bionda dispettosa.

-         Finalmente. Per fortuna qui si tocca. –

-         Hai visto? Te lo avevo detto che potevi fidarti. –

Si allontanarono dalla sponda in cerca di un punto più profondo dove potersi rilassare e si accorsero di essere rimaste improvvisamente senza parole. Imbarazzate dalle trasparenze delle stoffe bagnate dei loro vestiti ormai un tutt’uno con la pelle, dalle curve prorompenti ed eleganti dei loro corpi e dalle sensuali gocce d’acqua che solcavano punti finora solo immaginati. Lentamente, ovunque, quell’acqua le avvolgeva e le univa. Dimenticarono tutto e desiderarono essere acqua. Insieme. Quando le labbra umide di Brunilde la sfiorarono, sentì che quel bacio tanto atteso era inevitabile e le apparteneva sin dal primo momento che l’aveva vista. L’attirò a sé, scivolando tra le sue braccia e la baciò.

 

Capitolo 8 – La rinuncia

 

Xena era rimasta nei paraggi della casa di Metamira tutto il giorno combattuta dal desiderio di rivedere Olimpia, anche solo qualche minuto e poi tornare di corsa indietro. Chissà se aveva recuperato la memoria… se la compagnia di Brunilde era ancora così gradita …se sentiva la sua mancanza…Aveva riflettuto tutto il giorno e la sua mente aveva costruito delle scene tra le due donne quasi al solo scopo di farsi del male. Era gelosa più che preoccupata. Brunilde sapeva farsi amare con il suo animo gentile e la sua lealtà. Non era come le altre… e questo la preoccupava. Anche perché la valchiria desiderava l’amore di Olimpia più di ogni altra cosa; senza chiederlo.

Aiutare Metamira adesso le sembrava un obbligo gravoso che si era imposta da sola e a cui non poteva più sottrarsi. Rimase sdraiata all’ombra del noce diverse ore, finchè non la vide arrivare nascosta da un lungo mantello nero col cappuccio. Dava più nell’occhio così, pensò, ma non le disse nulla. Montarono a cavallo senza parlare e corsero verso Stenelo.

 

 

-         Per te subirei l’esito e la condanna di tutte le mie colpe… - Brunilde le accarezzava i corti capelli ancora umidi davanti al fuoco del camino. – Se vorrai raccontare a Xena quello che è successo tra noi, voglio essere presente. Non ti lascerò da sola. –

-         Sapevo che l’avresti detto. Non so se le dirò mai la verità. In fondo sono stati solo dei baci… anche se … detto in questo modo mi sento di infangare quello che provo... -

-         Ti supplico Olimpia, non aggiungere altro. – Si alzò dalla coperta su cui erano entrambe sedute a parlare, dopo essere tornate dal lago. Avevano perfino dimenticato di mangiare combattute tra la gioia e il rimorso. Non potevano dimenticare a lungo Xena e alla fine scelsero di nuovo lei. Perché era giusto.

-         So che devo darti ascolto, ma non riesco a credere che scomparirà quello che sento per te quando ritroverò la memoria. Tu mi sei entrata dentro Brunilde… -

-         … Non sai quanto vorrei crederti… ma non devo illudermi. Non dobbiamo Olimpia. Ascoltami… – s’inginocchiò davanti a lei per rendere quelle parole ancor più sincere – Io ti amo e non ci sarà mai più un’altra capace di prendere il tuo posto. Ma tu hai Xena, ed è lei la donna con cui hai sempre detto di voler vivere fino alla fine dei tuoi giorni. Conserverò di questa occasione che il fato ha voluto donarmi, un magnifico ricordo e quando mi mancherai da morire chiuderò gli occhi e riascolterò la tua voce che sussurra di amarmi come hai fatto oggi. Mi hai reso felice… non sai quanto. – Calde lacrime le rigavano le guance, le prese il viso tra le mani e le asciugò con dolci baci.

 

 

Quando Metamira entrò e lo vide così cambiato dalla malattia, rispetto a come lo ricordava, ebbe un sussulto e indietreggiò di un passo.

Xena l’afferrò per il braccio: - Stai bene? Se non ti senti pronta possiamo aspettare.

- No, no. Non ho molto tempo. –

- Bene. Vi lascio parlare. – Si sedette su una sedia poco distante sorvegliando le persone intorno a loro. Probabilmente le guardie di Talos si erano accorte della sua visita e avevano seguito Metamira fin lì… Li osservò parlare mentre la donna gli stringeva la mano: erano ancora molto uniti e probabilmente i loro sentimenti mai sopiti. Lo vedeva dai loro sguardi commossi e preoccupati l’uno per l’altra.

Un sacerdote si avvicinò alla principessa guerriera ostacolandole la visuale – Da ieri sera il soldato inizia a stare meglio. Credo che si riprenderà se la febbre non aumenta di nuovo. – detto questo tornò alle cure degli ammalati. Due guardie entrarono poco dopo osservando tutte le persone presenti nella sala. Quando si avvicinarono ad una donna di spalle, che si rivelò non essere quella che stavano cercando, Xena capì che erano alla ricerca di Metamira, balzò in piedi e si avvicinò al letto.

-         Dobbiamo andare, le guardie di Talos ci hanno seguite. –

-         Oh no…Tornerò presto te lo prometto. Abbi cura di te. – Gli accarezzò la mano e corse via.

 

Lungo la strada Metamira non proferì parola. Avrebbe potuto raccontare a Xena cosa aveva detto a Stenelo, renderla partecipe della situazione. Dopotutto si stava prodigando per aiutarli, ma preferì non farlo. Non riusciva a fidarsi di lei ma intanto aveva afferrato la sua mano tesa. Forse perché era l’unica ad averli appoggiati finora. La guerriera discreta come sempre, non aveva fatto domande e si limitava a riaccompagnarla a casa.

-         Credi che mi abbiano visto? –

-         No, ma inventati una buona scusa quando stasera il tuo sposo ti chiederà dove sei andata in sua assenza. Le guardie gli riferiranno di averti vista uscire. –

-         Hai ragione. Non è facile ingannarlo. –

-         Comunque uno dei sacerdoti stasera mi ha detto che Stenelo inizia a stare meglio. –

-         E’ davvero una buona notizia. Domani tornerò a trovarlo se riesco. –

-         Non tirare troppo la corda. Talos stringerà la sorveglianza dopo questa sera. –

-         Credo che fuggirò con il bambino. Rivedere Stenelo mi ha dato coraggio. Voglio tornare con lui, mio figlio ha diritto di crescere con suo padre. –

Xena non rispose, non si sentiva in diritto di parlare.

-         Pensi che stia sbagliando? – Xena fermò la corsa di Argo esattamente nel punto da cui erano partite poche ore prima.

-         Penso che hai sbagliato a sposare Talos se eri innamorata di un altro. E’ stato questo il vero errore. Che sia stato per volontà o per costrizione, hai solo prolungato la sofferenza delle persone che volevi preservare.

-         Hai ragione… il mio sposo mi ama e non si sente ricambiato. Sta cercando in tutti i modi di tenermi legata a lui e mi sta chiudendo in una prigione dorata. Mio figlio non ha mai visto suo padre e i miei genitori soffrono comunque perché sanno che non siamo felici. Credo che mio padre non voglia vedere Stenelo perché si sente in colpa nei suoi confronti. Si ostina a voler credere che mi ha spinto a fare la scelta giusta, quando sono tornata indietro piena di sensi di colpa. –

-         Smettila di averne allora. Adesso devi avere il coraggio di essere felice e devi averlo per tutti. Se avrai bisogno del mio aiuto conta su di me. –

-         Grazie Xena. Sei una persona straordinaria. Ti sono davvero riconoscente, credimi. –

-         Non cerco la tua riconoscenza. La vostra storia mi sta a cuore anche perchè Iolao ha il diritto di godere di un po’ di serenità negli ultima anni della sua vita. Vai adesso. E’ davvero tardi. Domani mattina ti porterò da tuo padre. Devi parlarci prima di andartene. –

Metamira acconsentì senza opporsi e dopo averla ringraziata ancora, scomparì tra i campi, avvolta nel suo nero mantello. La principessa guerriera poteva finalmente tornare da Olimpia, almeno per una notte.