EPISODIO N. 3
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CAPITOLO IV

Erano passati alcuni giorni da quando Olimpia era stata rapita da quel mostro.
Xena, sola con il suo dolore, vagabondava senza meta alla ricerca della sua amica. Ancora una volta il destino la metteva di fronte ad una difficile prova e si chiedeva se sarebbe mai stata capace di superare un ostacolo come questo. Il suo cammino si presentava irto di spine ed insidie.
Era in sella ad Argo II da ore sotto una scrosciante pioggia. Olimpia non era più al suo fianco. Si chiedeva dove mai potesse essere e se fosse ancora viva.
Attanagliata dall’angoscia, non riusciva a darsi pace. Anche la sua cavalla poteva percepire la stessa sensazione di dolore che provava la sua padrona. Il ritmo lento e stanco degli zoccoli si accompagnava mesto al battere persistente della pioggia. Rallentò il passo, finché non si fermò del tutto.
Xena:<Olimpia dove sei? Perdonami: non sono stata capace di proteggerti! > - Disse esausta.
Un urlo squarciò il cielo grigio e denso di nubi –
Xena:<Perché? Perché? > - Il suo busto si piegò in avanti, schiacciato dal peso della sua colpa che, come un macigno, sentiva gravare sulle sue spalle afflitte. Le lacrime le riempirono gli occhi, annebbiandole la vista come un velo, mentre le gocce di pioggia si abbattevano sul suo viso stanco.
Xena chiedeva solo un po’ di tranquillità per lei e per la sua amica. Pregò Belhur affinché potesse ritrovarla sana e salva.
Era quasi allo stremo delle forze, a stento reggeva le redini quando ad un tratto intravide in lontananza un baluginio. Ma, prima che potesse mettere bene a fuoco, perse il controllo della sua cavalcatura e cadde a terra svenuta.

Giaceva ancora per terra sofferente con il cuore gonfio dal dolore, a tratti apriva gli occhi, che si colmarono di lacrime cocenti.
<Olimpia…> - pronunciò appena il suo nome quando fu avvolta da un intenso fascio di luce azzurra che la proiettò in un’altra dimensione.
Niente e nessuno le avrebbe mai potuto restituire la gioia di vivere che le era stata strappata con Olimpia, ma la calda voce di un uomo le sussurrò parole di conforto portando un po' di tepore nel suo cuore –
<Xena…Coraggio, svegliati! Olimpia è viva! > - Quell’uomo risplendeva di un meraviglioso fulgore ceruleo. Era avviluppato da una lunghissima tunica candida ed in vita un cordoncino teneva uniti i lembi della stoffa.
Xena:<E’ un sogno, non è vero?> - Ancora inerte e accasciata al suolo, Xena si rivolse a lui incredula, pensando che si trattasse di un’illusione.
Uomo:<No, Xena, non è un sogno > - le rispose con dolcezza.
Xena:<Belhur sei tu?> - Gli chiese di nuovo, sperando che un barlume di lucidità si facesse largo nella sua mente.
Belhur: <Sì, Sono io> - le disse commosso il santone indiano –
<Su, Xena...alzati. E’ ora che tu vada a salvare la tua amica > -
Quelle parole riaccesero in lei la fiamma della speranza. Belhur le porse una mano e l’aiutò a tirarsi su.
Belhur:< Adesso ti mostrerò il luogo in cui si trova Olimpia > - la guerriera lo seguì obbediente.

Una pace mistica aleggiava tutt’intorno. Anche una persona con l’animo triste di Xena poteva percepirlo.
Xena:<Dove siamo, Belhur? Nei campi elisi?> - Gli domandò curiosa –
Belhur:<No, non proprio. E’ un luogo per ridare la speranza a chi come te l’ha perduta> -
Il tocco leggero della sua mano scostò una piccola nuvola di fumo fluttuante nell’aria. Come per incanto apparve loro una fontana ricolma d’acqua.
Belhur: <Avanti, Xena, avvicinati. Guarda dentro la fontana: vedrai Olimpia. Sta attenta, però! Ti avverto: i ricordi del tuo passato ti assaliranno all’improvviso e prenderai coscienza di ciò che sta accadendo alla tua amica > -
Xena:<Immagino che siano brutti ricordi, altrimenti non mi troverei qui adesso> - commentò ansiosa.
Era il momento della verità. Dopo tanto penare finalmente avrebbe rivisto la sua compagna d’avventure. Ma in quali condizioni era? Forse era ferita? Fu presa da una fitta crudele allo stomaco che le impedì di respirare per qualche secondo. Poi inspirò a pieni polmoni un paio di volte per riprendere coraggio. Infine si avvicinò alla fontana e sporse il capo in avanti per guardare.
Ad un tratto una leggera brezza iniziò ad increspare la superficie dell’acqua. Piccole onde di liquido trasparente diedero vita ad un’immagine, delineando i contorni della figura di Olimpia.
Xena:<SI! È viva! È viva e sta bene! > - Disse tremante dall’emozione.

Olimpia giaceva dormiente su di un letto a baldacchino ricoperto da lenzuola di seta finissima. Accanto al letto, poggiati su due ripiani intagliati nella roccia, due splendidi candelabri in argento illuminavano la tetra alcova.
Olimpia: <Xena…> - mormorò flebile -
Ancora confusa, vide una figura femminile sedersi accanto a lei. Sebbene avesse la mente un po’ offuscata si accorse subito che quella donna non era di certo Xena e con uno scatto fulmineo, si mise seduta sul letto.
Lo scontro con il mostro le aveva procurato una brutta contusione alla testa e, per alleviare il dolore, si massaggiò con vigore le tempie. Poi chiese alla sua interlocutrice -
< Ma tu chi sei? Dove mi trovo? > - Si guardò intorno e, non vedendo, la sua amica le domandò ancora -
< Xena dov'è? > -
Nerissa:<Tranquilla Olimpia, non agitarti > - proferì serafica.
Olimpia:<Come fai a sapere il mio nome?> - Le disse mentre la guardava basita.
Nerissa:<So tutto di te Olimpia. Di te e di Xena ! Non ti ricordi di me? Ci siamo conosciute tanto tempo fa > -
Olimpia:<Ma di cosa parli? Io non ricordo il nostro incontro. Ricordo solo di essere stata aggredita da quel mostro mentre Xena cercava di proteggermi. Sicuramente mi starà cercando adesso… > - smaniosa di rivedere l’amica continuò –
Olimpia:<Devo andare da lei! Come faccio ad uscire da questo posto?> -
Nerissa:<Perché tutta questa fretta? Non sei in condizioni di muoverti al momento, sei troppo debole > -
Nerissa divenne d’improvviso più nervosa e una perla di sudore le scivolò lungo il viso d’alabastro.
< “Non lasciarla andare via! Ti sei presa gioco di Xena! Porta a termine la tua missione e vedrai finalmente la tua nemica strisciare davanti ai tuoi piedi!” > - Una voce cupa e roca le rimbombava nella testa.
Nerissa:<Basta!...Sta zitta! > - Gridò furiosa nella speranza di cacciarla via.
Olimpia:<Tu non hai capito... Io devo andare via da qui! > - Il bardo replicò seccata, pensando ad un rimprovero.
Olimpia:<Voglio che tu mi dica il tuo nome, credo di averne diritto, visto che affermi di sapere tutto su di me > -
Nerissa questa volta tentò di metterla a suo agio. Erano passati più di vent’anni dal loro ultimo incontro e adesso quella ragazza era lì di fronte a lei e sperava di portarla dalla sua parte.
Nerissa: <Ti dirò tutto di me, Olimpia, ma non ora. Devi essere affamata. Ho fatto preparare un banchetto ma prima voglio mostrarti il mio regalo > -
Con un semplice battito di mani ordinò a due ancelle addette al vestiario di portare un lungo abito da cerimonia per la sua ospite.
Nerissa: <Ti piace? E’ un abito realizzato con seta pregiata > - le disse sperando di riuscire a conquistare la sua fiducia.
Olimpia: <Senti, io voglio solo tornare a casa! > - Insistette la ragazza.
Nerissa però non si perse d’animo e le disse –
Nerissa:<Lo sai Olimpia, ho scoperto con piacere che hai abbandonato il cammino impervio di Belhur per impugnare una spada. Sei una guerriera esperta, ormai > -
Olimpia:<Si, è vero, sono una guerriera adesso ma non come pensi tu. Io e Xena rispettiamo la vita mettendo la nostra valentia al servizio dei più giusti! > -
Nerissa:<Già, dimenticavo che tu e Xena giocate ad essere virtuose > - la sua voce e il suo sguardo erano pieni di sarcasmo –
Olimpia:<Ma cosa dici?> - Sbottò il bardo – <Adesso basta! Questa conversazione mi ha stancata: vado via di qui! > - Così provò a saltare giù dal letto.
Nerissa:< Dove credi di andare Olimpia? Ho cercato di usare le maniere buone con te, ma adesso mi costringi ad essere cattiva > - La schiaffeggiò con veemenza e il bardo ricadde sul letto priva di sensi.

Xena:<No... Non posso crederci…Nerissa! > - Xena spalancò gli occhi inorridita per ciò che aveva appena scoperto. Sebbene non l’avesse più rivista in tutti questi anni, il ricordo spiacevole di quella donna si fece vivo rapidamente dentro di lei.
Xena:<E’ tornata per tormentarci! Come posso liberare Olimpia? Avanti, dimmelo Belhur! > - Urlò impaziente, stringendo i pugni dalla rabbia.
Belhur:<Ti dirò come fare a liberarla, sono qui per questo e non voglio nasconderti nulla. Dovrai affrontare una difficile prova, il tuo cammino si preannuncia impervio Xena. Sei disposta a rischiare la vita per lei?> -
La mora si avvicinò seria a Belhur, drizzò le spalle e, con occhi che sprizzavano scintille, gli rispose –
<Sai benissimo che sono disposta a tutto per lei. Non perdiamo altro tempo, dimmi quello che devo fare! > -

Xena, ormai risoluta, era pronta a sfidare chiunque avesse intralciata la sua strada. Belhur si compiacque della sua reazione e le sorrise.
Belhur:<Bene Xena, prima che tu vada voglio metterti in guardia sui Lumin. Sono spiriti infernali. Hanno preso il posto di Efesto sull’isola di Vulcano per alimentare le sue fucine. È lì che si trova Olimpia, devi cercarla nella valle dei mostri > -
Xena:<Un posticino davvero interessante…> - ribatté la principessa con un filo di amara ironia. Per essere ben sicura di quello che il santone le stava dicendo, gli chiese –
<I Lumin sono quelle voci che sentiva Nerissa, non è vero Belhur? > -
Belhur:< Si, sono proprio loro Xena. Pur essendo una guerriera esperta, Nerissa è una donna molto fragile. Hanno plagiato la sua mente fin da quando era una fanciulla > -
Xena:< Mi stai dicendo che anche Nerissa è una vittima?Andiamo Belhur, la verità è che una donna dall’animo cattivo. E’ questa la sola ragione per cui si sono impossessati di lei > -
<Sei ingiusta, Xena…> - la rimproverò bonariamente l’asceta –
Belhur:<La stai giudicando in modo sbagliato solo perché hai del rancore nei suoi confronti> -
Xena:< Ah! Bene...Non solo rapisce la mia migliore amica ma adesso mi tocca anche salvarla> - bofonchiò a denti stretti cercando di reprimere la collera.
Xena:<Piuttosto sai dirmi come mai Nerissa non è invecchiata di un solo giorno? Eppure per lei sono passati più di vent’anni…> - Gli domandò poco dopo –
Belhur:<I Lumin le hanno dato un elisir di lunga vita in cambio della sua completa fedeltà > - riprese il santone –
Belhur:< Il consiglio che voglio darti, Xena, è di non sottovalutare i Lumin. Non commettere questo errore, metteresti a repentaglio la tua stessa vita.. Sono potenti demoni, capaci di assumere qualsiasi forma. Dovrai affrontarli a viso aperto > -
Xena:<Sta tranquillo Belhur, mi sono già battuta con Nerissa e le sue voci. So come difendermi> - Disse impettita la guerriera –
Belhur:<Ma questa volta dovrai sconfiggerli definitivamente e non sarà facile, credimi. Le tue sole armi non saranno sufficienti per questo scontro. Devi sapere che i Lumin ti aspettano al varco. Vogliono appropriarsi della mente di Olimpia per avere il totale controllo nella battaglia finale > - le rispose Belhur, ribattendo a tono –
Belhur:<Ma ti prometto…> - proseguì con voce pacata – < Che farò di tutto per difendere i ricordi della tua amica. Non ha memoria di Nerissa perché sono io ad impedire a quelle entità di scavare nella sua mente > -

Belhur strinse tra le mani un fascio di luce, da cui si materializzò una spada davanti agli occhi sfavillanti di Xena.
L’arma, forgiata in oro, aveva un eccellente impugnatura a crociera perpendicolare, larga e piuttosto lunga con un marcato sguscio centrale.
<Ecco, con questa riuscirai a distruggere i Lumin. Non appena si mostreranno a te, dovrai usare questa spada per tagliare loro la testa> - continuò, dando a Xena le ultime disposizioni -
<La sua lama ha la capacità di separare il bene dal male. Soltanto così potrai salvare Olimpia e liberare Nerissa dalla sua pazzia > -
Xena:< E’ magnifica Belhur! > - Esclamò Xena mentre il santone si avvicinò a lei per consegnarle l’arma. Quando l’ebbe tra le mani, accennò ad un sorriso pungente. Pronta a mordere, la fece subito roteare nel suo pugno, scagliando fendenti che tagliarono l’aria.
Belhur:< Un ultima cosa, Xena: porta sempre con te questa guaina di cuoio. Ha il potere di proteggere il suo proprietario dalle ferite > -
Xena:<Grazie di tutto Belhur. Ti sono debitrice > -
Bekhur:< No, non mi devi niente Xena. Adesso tocca a te, Olimpia ti aspetta > -
In fine i due si salutarono, scambiandosi un sorriso amichevole.
Belhur scomparve all’improvviso così com’era apparso: avvolto da un fascio di luce abbagliante.

Ora il vento soffiava sugli arbusti e Xena si accorse con sua grande meraviglia di essere tornata nella boscaglia. La sua cavalla era lì che l’aspettava.
Xena si avvicinò sorridente all’animale, che lanciò un lungo nitrito per farle festa.
Xena:<Oh Argo, come stai bella? > - Le disse con voce piena d’affetto –
< Ti ho fatta stare in pena, eh? Mi dispiace tanto…vuoi perdonarmi? > - Argo guardò la sua padrona con occhi benevoli e annuì con la testa.
Xena:< Piccola ho ancora bisogno del tuo aiuto…> - le sussurrò in un orecchio – < Olimpia è ne guai: dobbiamo correre da lei ! > -
Senza indugiare oltre, la guerriera salì in groppa al suo fedele destriero, strinse forte le redini e lo lanciò al galoppo.
I due sembrarono sfrecciare come saette verso il porto di Atene.

di Sietta

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