EPISODIO N. 2
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Il coniglio, che fino a quel momento aveva tamburellato con la zampina, arrestò il suo ritmo. Arricciò il naso, riabbassò l’ orecchio maculato e, arricciato una seconda volta il muso, si voltò e zampettò fuori dalla grotta.
La barda rimase di stucco di fronte al comportamento dell’animale.
Abbassò lo sguardo verso Xena e vedendola cosi pacifica si fece un’auto-critica -Guarda qui come dorme bene! C’è un mostro in giro e lei dorme…Io invece mi faccio intimorire da un coniglietto alto due mele…Deve avermi proprio scioccata quell’esperienza con le bacche che lanciai a quella bestiola…Volevo catturare la cena per conto mio senza usare la violenza…E per attirare il coniglio l’ho rimpinzato di bacche. Peccato che fossero frutti magici. Ho ancora sul collo la sensazione dei suoi dentini-zanne cosi vicini…Per gli dei, forse è il caso di svegliare Xena una volta per tutte. Hei, principessa guerriera? Ti vuoi alzare?-
-…Buongiorno amore- rispose con voce roca la dormigliona guerriera.
- Hei, principessa, non è che i pesci di ieri sera erano protetti da diana come quel cervo che catturasti vicino al villaggio amazzone? Ti stai trasformando in un orso pronto al letargo!- e detto ciò la baciò in fronte.
-Mmm Olimpia, tu si che sai come svegliare una persona…Aaaaaah, ci voleva una bella dormita, una bella cena e una bella notte- disse la guerriera ruotando il suo corpo verso l’amica che le stava seduta a lato su di un fianco.
-Sai, è venuto a trovarci un coniglio stamattina ed evidentemente gli piacevo perché appena mi ha visto il busto si è messo zampettare con le orecchie tese!- la informò la barda
-Beh, è comprensibile- disse ammiccante Xena dandole un bacio sullo sterno.
-E’ tanto distante il villaggio per chiedere informazioni Xena?-
-Sarà a circa mezza giornata di cammino a piedi, ma se il tuo amico coniglio vuol darci un passaggio, forse facciamo prima- ironizzò la mora.
-Spiritosa! Dai lavati la faccia e partiamo. Sembra già giorno inoltrato!-
-Hai ragione- constatò Xena -Come è possibile che abbia dormito così tanto…Beh per te è normale, ma per me…-
-Forse è il filtro di Venere che ti sta rilassando, dici che è possibile?-
-Se non lo sai tu amore… Sei tu che le hai chiesto l’ampolla, dovresti conoscerne ogni goccia ed ogni effetto-
-Ad ogni modo dobbiamo muoverci; forza: vestizione dell’eroe, colazione dell’eroe e partenza dell’eroe!- ordinò la poetessa
-E la barda che fa in tutto questo tempo?- chiese ironica Xena mentre si apprestava a rimettersi il corpetto.
- Xena, faccio parte anche io dell’eroe! È per abbreviare!-
- Lo so, lo so, aggiungici allora il buongiorno dell’eroe-
-E in cosa consiste?- chiese curiosa l’amazzone
- in questo- disse Xena e la baciò sulle labbra.
-Mi piace il buongiorno dell’eroe- affermò la bionda sorridendo.
Xena ricambiò il sorriso,poi si alzò e sferrando due calci a vuoto si stiracchiò per bene le giunture. Ripresi gli abiti incominciò a riempire la borsa delle magie.

CAPITOLO III

Terminati i preparativi e conclusa anche una piccola colazione a base di pane secco a fettine, le due si affacciarono, per la prima volta dopo tutto quel tempo, all’ uscio della grotta…e fu una sorpresa!
Davanti a loro si presentava un’ immenso giardino da frutto. Pesche e albicocche dondolavano grasse appese alle loro piante, mele accese come il sole creavano un alone rosso nel viale che naturale si formava tra i due filari di alberi. Fragole e lampone lentigginavano l’erba verde sotto i loro piedi mentre, tutto intorno alla grotta, una pianta rampicante scalava la roccia.
-Tutto questo non c’era ieri Xena!- esclamò basita la barda.
-Lo so e non capisco che cosa sia successo…e non ci siamo accorte proprio di nulla-
-Beh, per quello le spiegazioni ci sono, ma per qui fuori? Che sia il fantomatico mostro ad aver creato questo guazzabuglio di verde? Insomma, non è stagione per tutta sta roba! Guarda, la infondo ci sono delle nespole, e là…degli aranci! E qui…Xena guarda!! Qui ci sono delle bacche! Sembrano more! Ma che cosa sta accadendo?-
-Non lo so, ma dobbiamo scoprirlo. Presto, incamminiamoci. Se la geografia non è cambiata, dietro quelle colline c’è il villaggio. È li che siamo dirette-
Le due si incamminarono di buona lena seguite, poco dopo, da una schiera di uccelletti dalla pancia azzurra e dal fischio melodioso.
-Hei Xena, abbiamo il coro!- esclamò Olimpia alzando la testa e vedendo tutte quei colorati volatili.
-Se non se ne stanno zitti strizzerò anche il loro di fegato!- minacciò la principessa guerriera poi continuò arrestando il passo e puntando il dito verso il petto dell’amica -Non farti incantare da questo mondo idilliaco, mi ricorda troppo quell’esperienza in India. Vuoi diventare di nuovo blu? Faresti compagnia ai graziosi uccelletti- ironizzò e riprese il passo spedito
- Xena devi sempre trovare il marcio ovunque tu eh? Ma hai ragione, forza camminiamo, ma tu stammi davanti. Mancano i cavalli volanti e poi si avvera il mio “presagio di ieri notte”-
-Io non ci scherzerei molto- disse Xena seriamente fermando nuovamente il suo passo -Come era fatto il tuo amico coniglio?- continuò alzando un sopracciglio e mettendo mano al chakram.
- Xena che intendi dire?- chiese preoccupata Olimpia, solo la parola coniglio l’aveva messa in allarme e il gesto dell’amica aveva confermato il pericolo.
Xena con un cenno del capo la invitò a guardare oltre il viale di mele che stavano attraversando. Durante il momento di distrazione nell’osservare i graziosi uccelletti, un altro folto gruppo di alberi era nato, cresciuto e germogliato; ma non era un albero da frutto, aveva un immenso busto che, già alla distanza da cui le due lo osservavano, faceva capire che dieci uomini non sarebbero stati in grado di cingerlo in un abbraccio collettivo. Xena ne contava una ventina di esemplari ma non era possibile quantificare perché i tronchi si intrecciavano tra di loro confondendosi; ciò che era certo era che qualcosa non era esattamente facente parte del regno della vegetazione.
-Allora, mi rispondi? Com’era fatto?-
-Bianco con un orecchio nero ed uno maculato, perché?-
Xena sgranò gli occhi, piegò le ginocchia e sfoderò il chakram. Solo allora Olimpia notò ciò che aveva attirato la preoccupazione dell’amica: dalla cime degli alberi spuntavano due macchie nere. Ma non era possibile che Xena credesse di vedere quello che credeva realmente di vedere, insomma, non esistono…
-Conigli giganti, Olimpia! Preparati a scappare da dei conigli giganti!- disse Xena sotto voce.
Appunto, continuò il suo pensiero la barda, non esistono…conigli…giganti.
E invece in quel posto c’erano eccome! Xena lanciò il suo cerchio rotante che, secondo la descrizione urlata dalla barda, tagliando l’aria, si conficco in un incisivo alto come un uomo seduto sul un cavallo in piedi su un carro in bilico su quattro scatole di legno! Insomma, un dente da coniglio gigante come mai avevano potuto vedere!
Nel rendersi conto che il chakram si era incastrato, Xena rimase sbalordita e confusa mentre rapidamente la sua testa cercava un’altra soluzione.
Olimpia, dal canto suo, esterrefatta, disse -Mia madre elogiava sempre le carote ma non pensavo avessero un cosi tale effetto- rimase immobile con la bocca aperta, mentre la compagna, invece, si voltava con un espressione simile ad un “ che fine ha fatto il tuo cervello?gli sembra questo il momento di andare in vacanza?”
Olimpia rispose a quello sguardo con un piccolo colpetto di tosse. Xena tornò ad osservare l’ immensa preda che le si presentava circa 200 metri più in la…
Nel frattempo il coniglio si era staccato il chakram, lo aveva annusato e, constatata la sua bassa digeribilità, lo aveva gettato a terra. C’era qualcosa di molto più appetitoso a un paio di passi da lui.
-Presto si dirigerà verso di noi; Olimpia preparati a correre, senza armi non so come potremo difenderci-
Ed infatti fu così, in pochi passi che fecero tremare il terreno, il coniglio fu loro addosso e con una zampa si apprestava a calpestarle.
-CORRI OLIMPIA!CORRI!- urlava disperatamente Xena. Ma la fobia di Olimpia aveva preso il sopravvento e l’amica era rimasta immobile all’ ombra dello zampone peloso; Xena si precipitò verso di lei per cercare di destarla da quello stato ipnotico. Fu un attimo. Il coniglio avanzo pesante su di loro.

Una sudatissima Olimpia si svegliò spaventata nel giaciglio. Aveva le pelle bianca e tremava mentre il suo cuore pulsava sangue a tutto il corpo con una velocità al limite del collasso. Il fiato le era corto in gola, quindi allungò una mano verso la borraccia dell’ acqua e si ristorò.
Si portò alla fronte una mano che si inumidì a causa del sudore. La asciugò nella coperta e solo allora si accorse di essere sola nel giaciglio.
-Xena?-pronunciò il suo nome con la poca aria che aveva ancora in corpo. Era parecchio spaventata dal sogno da poco terminato e non trovare accanto a lei la sua fonte di gioia, la metteva ancora più in ansia.
- Xena?- chiamò ancora, mentre il suo cuore riprese il ritmo incalzante di poco prima.
Decise che doveva andarla a cercare. Si alzò rapidamente e agguantò gli abiti sparsi intorno alle coperte rivestendosi come meglio poteva a tutta velocità, poi si precipitò verso l’uscio della grotta temendo ciò che poteva mostrasi ai suoi occhi.
La luna splendeva pienamente tonda nel punto più alto del cielo. Come era luminosa. Il temporale doveva essere finito da poco perché nell’aria c’era ancora quell’ odore di terra umida ed erba. Tutto in torno era quiete e fruscio di foglie che si accarezzavano come amanti fugaci nel venticello freddo che il temporale aveva lasciato come segno del suo trionfo.
Olimpia abituò subito gli occhi a quella luce ed inizio le sue ricerche.
Non ci mise molto a trovarla e ciò che trovò non fu proprio di suo gradimento.
Era seduta tra due tronchi tagliati a una ventina di centimetri da terra, sudata, con una smorfia sul viso; sentì passi famigliari avvicinarsi e quindi non impugnò né spada né chakram. Si limitò solo ad alzare lo sguardo e a scostare delle ciocche bagnate che le coprivano gli occhi.
-Potresti procurarmi altre foglie? È da un bel po’ che sto qui…le ho finite- chiese con voce stanca la principessa.
Olimpia roteò gli occhi al cielo e nascose il naso tra le mani. Si voltò e vide un alberello basso e ben fornito di fogliame. Spogliò una porzione di un ramo e la portò all’amica.
-Come mai questa seduta straordinaria?- chiese mentre le porgeva il mazzetto.
-Non lo so- si limitò a dire guerriera.
-Ma ti senti male?- domandò la bionda.
La guerriera tornò a fissarla con lo stesso sguardo con cui l’aveva accolta
-Ok, ho capito. Ti lascio da sola sul trono…principessa…ma se hai bisogno chiamami- le disse Olimpia avvicinandole altre foglie.
Xena portò le mani alla fronte e tornò a concentrarsi.

Quando riaprì gli occhi sopra di lei non c’era più il cielo stellato che le teneva compagnia, ma bensì un soffitto umido e grigio.
Il suo ventre era ancora contratto per lo forzo ma non sentiva più alcuna necessità.
Era sdraiata al suolo con una coperta che la copriva ed un altro corpo che la riscaldava.
Era confusa.
Si sentì una spalla inumidita e pensò subito a qualche creatura misteriosa che l’avesse morsa o sola solo toccata con qualche sostanza allucinogena.
Raccolse le forze, nonostante lo stordimento, e si buttò fuori dal giaciglio rotolando sulla nuda roccia.
Olimpia balzò in piedi impaurita; afferrò subito i sais e si mise in posizione d’attacco facendo perno con un tallone e continuando a girare su se stessa per individuare il pericolo.
Tutto ciò che trovò fu la principessa guerriera, nuda, seduta a terra con una mano sulla spalla. Le si precipitò subito accanto.
-Xena, che c’è? Perché ti tieni la spalla?-
Xena si osservò la mano con cui teneva la spalla; con il pollice sfiorò la sostanza liquida incolore e vagamente appiccicosa. Era come temeva, qualcuno o qualcosa le aveva assaggiato la spalla. Doveva dirlo all’ amica per metterla in guardia su eventuali mutazioni fisiche o magiche.
-Olimpia temo che…- ma non concluse la frase. L’amica le si era seduta di fronte e la guardava spaventata. Xena la osservò e le poggiò l’altra mano sulla guancia accarezzando con il pollice l’angolo destro della bocca; si stacco da quel tenero gesto e si osservò entrambi i pollici. I nervi del collo, che fino a quel momento erano stati tesi come le corde di una cetra, cedettero all’evidenza del fatto.
- Xena, insomma, che ti succede? Cosa temi?- supplicò di sapere la barda
-Temo che tu abbia ripreso a sbavare di notte! Ecco cosa temo!Ma insomma Olimpia, non riesci proprio ad evitarlo? Credevo mi avesse morso una creatura misteriosa, magari il famoso mostro che cerchiamo!-
- Ma Xena, non è la prima volta che accade…Lo sai che me ne dispiace ogni volta ma se non tengo la bocca aperta…beh lo sai che il mio naso è sensibile ai primi fiori…e poi scusa, ma se qualcosa ti avesse morso ci sarebbe stato del sangue e tu, forse, non avresti più la spalla…né una compagna, visto che sulla tua spalla c’ero io-
Xena rimase in silenzio mentre si ripuliva le dita nella coperta. Guardava fisso il terreno. Le parole dell’amica erano corrette, ma lei sentiva che qualcosa non andava. Era convinta di essere nel bosco e di avere dolori di stomaco; ma poi, tutto di un tratto, era di nuovo nella caverna…come era possibile?
-Weccì!- fece Olimpia mentre guardava l’amica darsi una ripulita.
La principessa alzò lo sguardo e si rese conto della situazione in cui erano: nude,col fuoco quasi spento e sedute su della roccia fredda.
-Provvedo subito ad alimentare il fuoco- disse- Tu rimettiti nel giaciglio prima di chiamare a te qualche brutto malanno- suggerì alla compagna e si diresse verso l’esterno.
La luna era ancora alta e una brezza campestre riempiva la zona di salutare quiete.
La guerriera raccolse dei rami secchi e non rispose al suo istinto che le suggeriva di andare a cercare i due ceppi su cui si era seduta “meditante” pochi istanti prima.
Tornò alla grotta e trovò un Olimpia alquanto preoccupata.
- Xena ma sei sicura di stare bene?-
-Certo! Perché?-
- Xena…Te ne sei uscita completamente nuda!-
-Per gli dei, hai ragione! Come ho fatto a non accorgermi!-
-Non ti saprei dare risposta per questo, ma è meglio che riaccendi il fuoco e torni qui a dormire scaldandoti. Lo sappiamo tutte e due che se prendi freddo al sedere poi non ragioni più-
-Olimpia, non ricominciare-
- Xena, probabilmente hai dormito un po’ scoperta ed ecco i risultati. Poi ti sei seduta a terra e te ne sei uscita con le grazie esposte…dimmi che non è tutto collegato!vai sempre con la testa per aria se il tuo fondoschiena non è apposto!-
-Olimpia è capitato solo una volta e avevo poco meno di un lustro!-
-Si ma hai comunque preso a calci tuo fratello…ed eri solo una fanciulla! Mi chiedo cosa sarebbe accaduto se avessi dormito con il fondoschiena al vento quando sedevi alla destra di Marte!-
-Ora non esagerare. Ammetto che mi mette di umore non proprio positivo ma non ne farei un trattato…ecco, il fuoco è sistemato. Ora possiamo rimetterci nel giaciglio. La notte è ancora lunga.-
Detto ciò si riavvicinò alla compagna che nel frattempo era già sotto le coperte. La bionda le fece posto tra le sue braccia e Xena vi si adagiò con lentezza. Respirò profondamente e si riaddormentò.

Quando aprì gli occhi, un timido sole si affacciava dalle colline che avrebbero dovuto superare per trovare il villaggio. Allungò gli arti e si stiracchiò per bene la schiena. Quel genere di terreno non era l’ideale per lei. Aveva dormito ovunque ma in un posto così scomodo mai!
Si alzò lentamente per non svegliare la compagna che ancora dormiva; quindi raggiunse gli abiti e li indossò.
Intanto Olimpia, che si era ritrovata senza una spalla su cui sbavare, aveva dischiuso gli occhi e cercava di focalizzare la situazione. Con una mano tastò la parte vuota del giaciglio. Quindi si voltò e vide l’amica di spalle intenta a vestirsi.
-Ti serve una mano?- domandò con un filino di voce ancora impastata
-No grazie, faccio un giro di perlustrazione e racimolo la colazione ok? Tu fai pure con comodo-
-No, aspettami; non mi sento molto bene, aiutami ad alzarmi per favore. Mi sento pesante-
Xena la guardò un po’ sorpresa, quindi le allungò la mano.
-Grazie…ma Xena!? Che cosa è successo alla tua testa??- chiese scioccata osservando i capelli di Xena.
Xena si portò istintivamente le mani sul capo. Capì che qualcosa non andava, quindi sfoderò la spada e cercò di osservare la sua immagine riflessa.
Una matassa nera, ispida e raccolta in ciocche intrecciate su se stesse, si districava tra altre ciocche ricce lunghe fino alle spalle, mentre un enorme ciuffo, alto circa una spanna, troneggiava in cima a quella palla di pelo monumentale.
-Per gli dei, aiutami a sciogliere questi nodi!- esclamò tendendo nuovamente la mano all’amica e fece salda la presa cosi che, con un solo strattone, la portò in posizione eretta.
La coperta cadde a terra lasciando scoperto…un pancione da nono mese di gravidanza.
- Per gli dei!-esclamò Xena
-Cosa?- chiese Olimpia mentre abbassava lo sguardo -Che Giove mi fulmini! Che cosa? O cielo, Xena, Xena, che cosa…o cielo!- Non riusciva a dire altro. Si toccava la pancia e cercava di sentire la presenza ospite in lei. Il dubbio e il timore del ritorno di Dahak o di una più che rapida Callisto con crisi di maternità sbolognate agli altri, si fece violento nella sua testa.
Le due si fissarono negli occhi e videro lo stupore e la paura in quelli dell’altra. Ci fu un brevissimo silenzio, il tempo di un respiro, poi l’urlo fu spontaneo.
Olimpia urlava a più riprese mentre metteva una mano alla pancia: malediceva Callisto e chiunque altro le avesse tirato un così sgradevole scherzo; iniziò un elenco che partiva dalle divinità agli angeli, incluse abitanti di Potidea con cui aveva avuto screzi (non sia mai che qualche preghiera in più a qualche nuovo dio avesse potuto ottenere dei risultati) ed arrivò a se stessa maledicendosi per aver pensato troppo alla possibilità di crescere un figlio. Intanto Xena, con i pugni stretti nelle ciocche, urlava ringhiando per tutta la grotta. Malediceva chiunque le avesse tirato un tiro mancino
Le voci si accavallavano vicendevolmente coprendosi e rendendo incomprensibile alle stesse cosa stessero dicendo, quindi le due si zittirono. Si riguardarono, ma fu inutile: l’urlo usci con prepotenza dalle loro gole.

CAPITOLO IV

Si svegliarono urlando e scaraventando la coperta sul fuoco ormai spento. Entrambe con il fiatone cercavano di riprendere aria.
Olimpia si portò istintivamente la mano sul ventre e Xena ai capelli.
Tutto in regola: muscoli tesi e ciocche sudate, ma tutto i regola.
- Che cosa sta accadendo? Xena, ho fatto un sogno orribile!!-
- Non sei la sola, ho dormito male per tutta la notte. Credo di aver fatto un sogno nel sogno, dici che è possibile?-
-Credo di capire cosa intendi, nel mio sogno un coniglio gigante ci stava riducendo a polvere, subito dopo ero sola nel giaciglio e tu…-
- Io ero nella foresta ad esternare alcuni bisogni?- chiese in ansia la principessa.
-Esatto! Ma come hai fatto a…
-Credo che abbiamo avuto gli stessi incubi. Nell’ultimo tu eri gravida!-esclamò lanciando gli occhi sul corpo dell’amica.
-Esatto, ma ora non c’è nulla! E non sento nulla! E anche i tuoi capelli sono tornati alla normalità, ma come è possibile?-
-Non saprei, forse il cibo di ieri era veramente protetto da qualche dio oppure…credo che qualcuno stia manipolando le nostre menti-
-Le furie?-
- Impossibile, le ho seccate!-
-Bacco?-
-Improbabile, è seccato pure lui…credo.-
-Xena?-
-Mh?-
-Che vuol dire che li hai seccati? Cioè, non li hai letteralmente seccati vero?-
Xena rise- No piccola, è un modo per dire che li ho eliminati. Ti piace? Sto cercando di inventarmi qualcosa di nuovo per esprimermi…lo sai che mi piace sempre essere originale- sorrise
-Ah.- disse in segno di falsa comprensione con un’infinità di dubbi da chiarire, continuò- Xena, come facciamo a capire che siamo sveglie? Si insomma, che non è un altro sogno nel sogno-
-Credo che il fatto stesso che ne stiamo parlando sia sufficiente. Hai notato che nonostante le stranezze dei sogni, nessuna delle due lo ha fatto presente all’altra? L’ ultimo è stato cosi scioccante che ci siamo svegliate-
- Si ma io mi ero già svegliata dopo che lo zampone del coniglio formato famiglia per titani ci aveva schiacciato, eppure ho iniziato un altro sogno-
-Non ne hai iniziato un altro, sei entrata nel mio -
-Tu sogni di fare i tuoi bisogni tra due ceppi e di sentirti chiamare “principessa sul trono”? Amore, capisco che una volta eri temuta anche dalle formiche, ma eccedere nella megalomania così…guarda che i bruttoni ti temono lo stesso, anzi di più visto che ora lotti per il bene-
- Oh per favore Olimpia, e tu? Ti sembra normale sognarsi un coniglio grande come un tempio di Marte?-
-La mia è una fobia, la tua è pura…-
- Olimpia basta, non sono queste le questioni di cui discutere, forza, prepariamoci e dirigiamoci al villaggio. Sono certa che li troveremo delle risposte-
Olimpia annui. Andò alla bisaccia e ne tirò fuori delle fettine di pane secco che porse a Xena.
-La colazione, o grande principessa dello sforzo- disse ridendo.
Una visibilmente infastidita guerriera, afferrò il cibo con scatto fulmineo
-Smettila o mi metto a squittire come il tuo amichetto-
-No che non lo farai, non ti abbasseresti a tanto-
-Dopo il sogno che ho fatto? Pp!-
-Xena? Cos’era quello pp?-
-Il verso del coniglio!-
-Ah beh, se lo fai così non ti temerò neanche un secondo-
-Pp, snp, psn, frufru, pup pup…niente?-
-No Xena, niente-
-Uhm!- e con quest’ultimo verso, girò la testa come una principessa biliosa.
Olimpia rise, le si avvicinò e le stampò un rapido bacio sulla guancia bitorzoluta per il pane che la principessa stava mangiando.
Xena rispose con un sorriso.
Poco dopo ci fu la partenza; il sole era sorto da poco, i fiori erano sbocciati, la terra si asciugava dall’acquazzone della sera prima, le fronde danzavano mosse dall’aria, gli uccellini squittivano, le rane ragliavano e le nostre eroine dal passo spedito parevano non farci caso.

di GxP

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