episodio n. 8
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27 anni prima.

Un urlo, più forte, più sofferto e straziante di tutti gli altri, si diffuse per tutto il bosco.
Una donna, sudata e tremendamente esausta stava distesa per terra, i capelli biondi, erano intrisi in un bagno di sudore e tremava. Si passò una mano tra la bionda chioma e subito dopo si coprì gli occhi con le mani. Aveva delle profonde occhiaie che davano un senso trascurato e sofferente ad un paio di occhi neri che mai nella vita erano stati capaci di esprimere amore.
Callisto.
Vicino a lei, una bambina appena nata.
La donna estrasse un pugnale e tagliò l’unica cosa che la univa ancora alla creatura che aveva partorito. Ansimava, mentre la piccola urlava alla sua nuova vita, la guerriera la guardava e le sue mani erano insicure e instabili quando sollevarono la piccola e la misero davanti agli occhi.
-Ciao... – disse, ma la sua voce, da sempre abituata a gridare ingiurie, ora tradiva paura.
La bambina continuava a piangere. La donna scoppiò in una risata nervosa e liberatoria che come le precedenti urla si diffusero nella calma serata d’agosto.
-Le mamme se vogliono veramente bene ai loro figli, dovrebbero ucciderli da appena nati… mia madre avrebbe dovuto farlo con me… magari mi avrebbe evitato questa vita d’inferno - disse la donna vestendosi e poggiando la bambina per terra.
-Io non ti volevo... hai capito??? - urlò – sei entrata nella mia vita, così, senza preavviso… mi hai sconvolto l’esistenza! Questi nove mesi sono stati… sono stati un incubo -
Callisto prese il pugnale e lo sollevò sopra la bambina:- Ed io per nove mesi, ho desiderato che arrivasse questo momento, per dirti addio per sempre. Ma no-... forse è meglio che resti anche tu, in questa vita. Mi dispiace non sarò io ad allattarti, né a farti caldo nel lettuccio… perché io non ti ho mai voluto. Comunque un piccolo ricordo della tua mamma te lo voglio lasciare.-
La bambina si era leggermente calmata, ma la tregua durò poco, visto che Callisto premette la lama sul braccio della piccola, infliggendogli un taglio enorme.
-Io mi scorderò di te… ma tu non potrai mai dimenticarti di me!!- la donna si alzò da terra e si preparava a colpirla di nuovo, eccitata dalle grida di orrore della bambina, estasiata da quelle infantili lacrime.
-Nooooooo!- urlò una donna che uscendo da dietro alcuni cespugli si avventò su Callisto prendendola di schiena. Era un’amazzone. Aveva osservato tutta la scena da parecchio tempo e forse aveva intuito che quella bambina era in pericolo già dopo aver emesso il primo respiro. Callisto era una pazza, senza dubbio. Aveva sentito parlare di lei. Xena le aveva bruciato la casa e la sua famiglia era morta nell’incendio, ma non lei. Lei si era salvata per miracolo e da quel giorno qualcosa era cambiato nella sua psiche e nel suo cuore. Che fosse una donna spietata e un’assassina senza pietà, non lo aveva mai messo un dubbio nessuno, ma tanto da uccidere sangue del suo sangue?... Callisto presa di sprovvista fu atterrata, e l’amazzone ebbe il tempo di estrarre la spada. La guerriera riprese lucidità e si rialzò velocemente, estraendo l'arma ed iniziando a combattere contro l’amazzone.
La lotta era cruenta ma Callisto non era al massimo della forma, ansimava ma quello che le importava non era uccidere l’amazzone, piuttosto occuparle tempo, così che non potesse salvare la piccola.
L’amazzone intuì le sue intenzioni così si impegnò con tutta sè stessa, riuscendo a disarmare l’avversaria. Callisto allora con un rapido calcio le fece perdere la spada. Poi ridendo saltò all’indietro centrando in pieno la sella del suo cavallo legato ad un albero. Poi se ne andò galoppando e sparendo velocemente all’interno del bosco.
Così abbandonò sua figlia.
Lasciò sua figlia, sangue del suo sangue, lì nella radura.
Si volle dimenticare di lei, di quella serata d’estate in cui accasciata al suolo aveva fatto l’unica cosa positiva di tutta la sua esistenza: le aveva dato la vita.
Ma voleva comunque che la piccola serbasse un minimo ricordo di lei… una bambina con due occhi neri come la pece e che già dimostrava grinta da vendere, subito dopo il primo respiro.


1 CAPITOLO

La notte avvolgeva nel silenzio la piccola imbarcazione.
Il vento si stava facendo più caldo, e più insistente forse per la vicinanza stessa con le coste. La guerriera stava appoggiata sul parapetto della nave e contemplava in silenzio la danza che sembravano effettuare le onde del mare, scontrandosi con il passaggio della nave. Era sporta leggermente in avanti, quasi fosse attratta dall’oscurità che emanava da quelle onde, quasi volesse vedere oltre a quel nero corvino che appariva ai suoi occhi. I capelli, così magicamente uguali a quell’oscurità ondeggiavano liberi e leggeri sulle sue spalle, accarezzandole la pelle. Mille idee e pensieri si affollavano nella sua mente, mentre un ragazzo le si avvicinava:
-Sei Xena, vero?-
-Si- rispose la guerriera degnandolo appena di uno sguardo.
-Questa è per te - disse infine il giovane tirando fuori una pergamena rivestita di pelle.
Xena la prese, poi l'aprì per leggere il contenuto.
Era un messaggio della sua amica amazzone Varia.

“Xena, Olimpia abbiamo bisogno del vostro aiuto, probabilmente verremo presto attaccate dai Dori, una popolazione indoeuropea che spinge ai confini delle nostre terre. Temo che la guerra sia inevitabile. Varia”
Una nuova guerra? Questa non ci voleva. Le amazzoni avevano subito numerose perdite nel corso di questi anni, prima con Callisto e Livia con i Romani, i Greci di Teseo, le armate di Marte e mille altri ancora che avevano odiato il popolo libero, per la loro ribellione verso i canoni della “donna” e le avevano temute più di qualsiasi altro nemico. Ed ora una nuova guerra minacciava la stabilità delle amazzoni.
-Devo far recapitare una risposta alle amazzoni?- domandò il ragazzo appena constatò che la guerriera aveva terminato di leggere. Xena abbandonò i suoi pensieri, riflettè un attimo, poi disse:
-No.. tra non molto saremo lì… quanto ci vorrà più o meno?-
Il ragazzo sembrò disorientato, poi raccolto il coraggio disse:
- Ma signora questa nave non si dirige verso il territorio delle amazzoni.-
Xena sgranò gli occhi mentre, congedato il ragazzo, si dirigeva furiosa verso la cabina di Olimpia.


Xena spalancò la porta della cabina di Olimpia senza tanti complimenti.
- Xena!- disse Olimpia risentita, quando la donna entrò, scoprendola così assorta nel applicarsi un unguento nei capelli e un altro sul viso. Era tutta sorridente e s’impastava quella pomata con estrema tranquillità, almeno fino al suo arrivo. Ora era imbarazzata e confusa e le sue guance, per metà intrise di quello strano liquido, si erano fatte stranamente rosse.
Xena alzò un sopracciglio, dimenticandosi per un attimo del problema della nave:
-Devo passare più tardi?- disse deridendola, mentre dalla voce si capiva benissimo che stentava a trattenere una risata.
-No! tanto ormai sei entrata!- disse rassegnata Olimpia, mentre alla meglio concludeva il suo “trattamento di bellezza” e si sedeva sul letto. Era ancora molto imbarazzata nei confronti dell’amica. Non le andava che Xena sapesse delle cure che dedicava al suo corpo, si sentiva in difficoltà… o forse aveva solo paura che la guerriera potesse giudicarla male.
Xena l’imitò velocemente e si sedette al fianco di Olimpia, ancora molto irritata. Senza quasi accorgersene chiese:
-Che roba è?- rivolta agli unguenti che Olimpia con difficoltà si era applicata.
-Me li ha consigliati Venere… -
-Ah… Va bene…- sorrise la principessa guerriera mentre godeva nel prendere in giro la piccola Olimpia.
-Senti Xena, non vedo perché devo rendere conto a te di tutto quelli che faccio!!!-scattò improvvisamente Olimpia, ma nella sua voce non c’era cattiveria, piuttosto divertimento. Xena lo capì e le rispose nel medesimo modo: -Non t’irritare! Brutta bambina vanitosa che non sei altro! - le due scoppiarono in una risata liberatoria.
-Tieni- disse Xena porgendole il messaggio di Varia, troncando il momento di feeling che si era creato tra le due.
-Che cos’è?- chiese la donna bionda, mentre sciogliela il legaccio di pelle e apriva la pergamena –…… Un messaggio da parte delle amazzoni…- commentò a sè stessa, dopo poco, mentre con gli occhi scorreva le righe del messaggio. Sussultò leggermente quando arrivò alla fine.
-Una nuova guerra?- domandò quasi a sè stessa, mentre richiudeva la pergamena.
-Oh, Xena, sai cosa vuol dire vero?-
La principessa guerriera annuì con fare grave. Una nuova guerra poteva portare solo lo sterminio del popolo amazzone. Non avrebbero retto ad altri attacchi e loro lo sapevano, ecco perché avevano chiesto il loro aiuto.
- Xena… parlami dei Dori, che sai su di loro?-
-Ben poco Olimpia. Quello che è certo è che i Dori sono scesi in Grecia decenni fa, ma pacificamente e si sono tranquillamente mescolati con la popolazione locale e con altre popolazioni indoeuropee che stanziano nella penisola Balcanica.-
-Ma se in passato sono stati pacifici, perché ora dovrebbero dichiarare guerra alle amazzoni?- Xena scrollò le spalle noncurante, mentre la sua mente viaggiava nelle terre amazzoni e cercava una soluzione a questa intricata faccenda. Le amazzoni erano sulla via dell’estinzione e se questa guerra andava in porto, non sarebbero sopravvissute. Infatti, da tempo le amazzoni avevano nemici, popolazioni vicine a loro che si sarebbero approfittare dal loro indebolimento per sterminarle definitivamente e occupare le terre del popolo libero.
Ma era inutile ingannarsi, le amazzoni erano poche, i Dori chissà quanti… e niente e nessuno li avrebbe convinti ad abbandonare i loro proprositi contro le donne guerriere. Che fare? Xena si portò una mano alla testa, cercando di ragionare. Olimpia chiese: - c’è una soluzione.. vero?- più che una richiesta era una supplica.
In tanti anni aveva sentito parlare delle leggendarie amazzoni e quando, quel giorno una di loro le donò il titolo, lei era al massimo della felicità. Si sentiva una privilegiata… insomma essere un’amazzone non è da tutti! Si ripeteva spesso ripensando al suo breve periodo di regina... le amazzoni ne avevano passate tante, tante persecuzioni e ora… essere libere era solo il sogno di qualsiasi donna, ma il popolo amazzone era il concetto di libertà più assoluta, pura e inviolabile.
Sopprimere il popolo libero, era come rinunciare alla libertà. Non poteva.
–Xena… c’è una soluzione?-
La donna esitava a rispondere, non voleva dare all’amica una notizia negativa, anche se doveva farlo. Non poteva illuderla. Decise comunque di farlo nel modo più soft possibile, perché sapeva fino a che punto Olimpia era affezionata al popolo amazzone di cui era stata la regina, titolo che era riconosciuto da tutti e rispettato.
-Olimpia noi faremo del nostro meglio per salvarle- concluse la guerriera.
-Si...- rispose Olimpia pensierosa. – e poi tra poco saremo lì.. -
Xena si ricordò di quello che doveva dirle e con voce alterata disse:- Sai la novità?-
-Quale?- domandò Olimpia girandosi nella sua direzione. Xena sorrise beffardamente:- Vostra grazia ha sbagliato nave! Quest’imbarcazione non arriverà mai nelle terre barbare!-
-Cosa?- Olimpia scattò in piedi. –Non… non è possibile!- aggiunse poi stupefatta. – Io ho chiesto informazioni ad un marinaio.. e mi aveva indicato questa nave, gli ho anche dato tre monete…. –
Xena la guardava senza dire nulla.
Olimpia si girò verso di lei.- Mi sono lasciata ingannare-
Xena era molto arrabbiata ma tutta la sua ira si sciolse improvvisamente nel vedere che i bellissimi occhi di Olimpia, già lucidi di lacrime ora non erano più capaci di contenerle.
-Chissà dove arriveremo con questa nave, poi dovremo imbarcarci nuovamente… non arriveremo mai in tempo… e tutto a causa mia!-
Xena si alzò e l’abbracciò dolcemente. Sembrava che tutto il mondo si fosse fermato, che ogni preoccupazione si stesse lentamente dileguando quando Olimpia appoggiò la testa sulla spalla rassicurante di Xena. La donna chiuse gli occhi assaporando gli attimi intensi di quel momento.
Xena le accarezzò lentamente i capelli, poi la staccò leggermente da se e le diede un leggerissimo bacio sulla fronte. Olimpia dischiuse lentamente gli occhi incontrando quelli color mare di Xena.
Xena le sorrise dolcemente e le sussurrò all’orecchio:- Mi piace quando complichi le cose-
Olimpia si rabbuiò:- Io vorrei aiutarti nelle imprese… non renderle impossibili!-
-Bene mettiamola così allora- continuò Xena. –Diciamo che sarebbe stato troppo facile, per me temeraria principessa guerriera, arrivare alle terre barbare… così tu per tenermi sempre in esercizio, hai trovato questa bella complicazione adatta alle mie capacità-
Olimpia sorrise con il viso impiastricciato di crema:-Sei sempre tanto modesta, vero?-
Xena sorrise con sguardo complice, poi si diresse verso l’uscita.
-Xena?- la chiamò Olimpia.
La guerriera si voltò: -Grazie- concluse la bionda.
Xena le strizzò l’occhio, poi disse:- Vado a chiedere di invertire la rotta. -
-Va bene… ci vediamo domattina.-
Xena chiuse la porta della cabina di Olimpia e si diresse dal comandante.
Sapeva che sarebbe stato difficile convincerlo, ma il suo bel caratterino non gli avrebbe certo permesso di arrendersi al primo no.
Loro dovevano cambiare rotta, assolutamente.
Dovevano arrivare da Varia e le altre prima che fosse troppo tardi.

di Diomache

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