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::: NEANCHE LA MORTE :::

- STORIA E ANALISI DELLA RESURREZIONE DI UN MITO -

(dalla Xena Warrior princess Subtext Virtual Seasons)

di A.Scaglioni

ROOTS

Sulla strada per Amphipoli, sotto un cielo oscuro che riecheggia in parte il loro umore, Xena e Olimpia, ferme per una breve sosta, non possono evitare di ripercorrere con la mente alcune cose avvenute proprio su quella stessa strada molti anni prima, che hanno segnato le loro vite per sempre.

OLIMPIA(con affetto): Ricordo di aver fatto di corsa questa strada, inseguendoti dopo che ci avevi salvato da quei mercanti di schiavi.
XENA(annuendo): E io ricordo che mentre la facevo a cavallo maledicevo me stessa perché non riuscivo a smettere di pensare a quella ragazzina bionda e chiacchierona che avevo appena tirato fuori da un pasticcio.
OLIMPIA(scalciando un sasso): Davvero? Credevo che non vedessi l'ora di liberarti di me.
XENA(rialzandosi e riprendendo a camminare): Beh, questo è successo dopo che mi ero già liberata di te, no?
OLIMPIA(raggiungendola): Ti sarebbe piaciuto.

L'accoglienza nella sua città di nascita, o in quello che ne resta, non migliora la giornata di Xena che appena arrivata deve respingere un attacco di banditi che cercano di depredare i pochi abitanti superstiti dei loro miseri averi e poi con l'ostilità dei suoi stessi concittadini che non sono affatto entusiasti del suo ritorno e stanchi di quella vita stanno seriamente considerando di abbandonare quel posto ormai desolato.
Il panorama di Amphipoli è infatti quanto di più deprimente si possa immaginare. I lunghi anni di assalti da parte dei vari warlords e più di recente aver visto aprirsi proprio sotto la locanda di Irene, la defunta madre di Xena, una bocca dell'Inferno ("The Haunting of Amphipolis", sesta stagione) non hanno certo giovato alla città né ai suoi abitanti che l'hanno abbandonata in grandissima parte e che adesso minacciano di essere seguiti dai pochi che ancora resistevano. La locanda di Irene poi, il luogo dell'infanzia di Xena, appare ancora più cadente di quanto le due compagne lo ricordassero dall'ultima volta che erano state da queste parti ed è con la morte nel cuore che Xena entra di nuovo nella cripta in cui sono conservate le spoglie dei suoi cari, sua madre e suo fratello Linceo, morto giovanissimo proprio per seguire lei contro il warlord Codro, la tragedia che ha causato l'inizio della vita violenta della Principessa Guerriera. Olimpia ha portato con sé alcune cose di Evi, un cerchio coronato in legno, simbolo del culto da lei fondato, un suo paio di sandali, una collana ed una tunica macchiata dal suo sangue, in suo ricordo e le due donne le depositano in uno dei loculi.

XENA: Nel bene o nel male, faceva parte di questa famiglia. Volevo che anche una parte di lei restasse qui.
OLIMPIA(posando la collana sulla tunica): Penso che a lei sarebbe piaciuto.
XENA(posando i sandali e poi il simbolo in legno): Credi?
OLIMPIA(annuendo): Tutti desideriamo essere parte di qualcosa. Lei era una parte di noi.

Xena annuisce a sua volta, poi si dirige verso una panchina in pietra e si siede. Olimpia le va a sedere accanto.

OLIMPIA: Stai bene?
XENA(sospirando): Sì. Solo che non diventa mai più facile. (ricevendo l'abbraccio di Olimpia) Ma avere qualcuno con cui condividerlo aiuta.

E le due donne si stringono cercando di superare quel momento di tristezza. Fuori è ad attenderle un uomo che contrariamente agli altri desidera ringraziarle per averlo salvato dai banditi, ma che non la pensa diversamente sull'inutilità di continuare a vivere in un posto che ormai non dà più speranze. E forse è per una reazione a quell'atmosfera di rassegnazione generale che Xena prende una decisione.

XENA: Olimpia, questo posto è l'ultimo legame che mi è rimasto con la mia famiglia.
OLIMPIA(avvicinandosi e accuciandosi accanto): Lo so, ma...
XENA: Non posso lasciarlo morire.
OLIMPIA(confusa, posandole una mano sul ginocchio): Non credo che tu possa costringere la gente a restare. (esitando) Che cosa vuoi fare?
XENA(guardando la locanda): Voglio ricostruirla.
OLIMPIA(voltandosi verso le rovine e poi tornando a guardare Xena): Vuoi che la ricostruiamo? Tu ed io? Xena, io non sono un carpentiere. E tu nemmeno.
XENA(lievemente divertita): Possiamo riuscirci. Hai ragione, non posso costringere la gente a restare. Ma non posso nemmeno lasciare questo posto così.
OLIMPIA(sedendosi per terra): Potrebbe volerci un po'.
XENA: Dobbiamo andare da qualche altra parte?
OLIMPIA(annuendo): Andiamo a vedere se c'è un angolo dove possiamo dormire là dentro, perché credo che stia per piovere.

Dentro, il locale sembra in condizioni anche peggiori, con muri e soffitti parzialmente crollati e porte e finestre divelte, ma in una specie di scantinato utilizzato evidentemente come magazzino, Olimpia trova una stanza che probabilmente faceva parte della parte più antica della costruzione, che offrirebbe comunque loro almeno un ambiente asciutto in cui sistemarsi. Xena va a prendere la loro roba e Olimpia, rimasta sola, scorge nella luce dei lampi del temporale che si avvicina, una figura che la spia fuori dalla porta della stanza. Ma un attimo dopo la figura è sparita, lasciando dietro di sè solo un'impronta fangosa. Indecisa se abbia davvero visto qualcosa oppure sia frutto di suggestione, Olimpia ne accenna a Xena al suo ritorno, ma la cosa non sembra preoccupare più di tanto la guerriera e quella sera le due compagne si stringono nel loro giaciglio fatto di pellicce, mentre fuori la pioggia cade violenta.

OLIMPIA: E' bello avere un tetto sulla testa per una volta. Specialmente questo.
XENA: Dovremo ricostruirne la gran parte del tetto. (sospirando) Forse è da pazzi.
OLIMPIA: Forse. Ma mi fa piacere comunque farlo. Sarà bello starsene in un posto per un po'.
XENA(prendendo le sacche e sistemandole come cuscini): Sei stanca di viaggiare?
OLIMPIA: Non lo so. Credo di essere solo... stanca.

Olimpia si raggomitola nelle pellicce. Xena le accarezza i capelli e mentre la ragazza si addormenta lei resta a pensare. Il mattino dopo, la tempesta è passata e Xena si alza per cominciare a rendersi conto della situazione e ciò che vede non è molto incoraggiante. Alla luce del giorno, le condizioni della locanda appaiono anche peggio della sera prima, ma questa volta è lei ad avvertire una presenza che non riesce ad individuare.("Non ditemi che comincio ad avere immaginazione invecchiando.") Poi, raccolti i capelli sulla nuca, comincia a sgombrare la grande sala da pranzo, gettando mattoni e frammenti di mobili rotti fuori dalla finestra. Nella stanzetta dello scantinato, Olimpia si sveglia sentendo i rumori provocati dalla compagna e scopre che i suoi abiti sono stati accuratamente ripiegati accanto al loro giaciglio. Addosso ha solo la sua veste da notte.("Non dirmi che stai diventando premurosa invecchiando, Xena.") Rivestitasi rapidamente, la raggiunge in tempo per soccorrerla, mentre imprecando sta cercando di estrarsi una scheggia di legno da una mano. Tirandosi su le maniche sta per darsi da fare a sua volta, ma davanti alla mole di lavoro che le attende, Xena sembra cominciare a vacillare nella sua decisione.

XENA: Dopo che ho cominciato, ho realizzato quanto lavoro dovremmo fare. E' pazzesco.
OLIMPIA(avvicinandosi): Vuoi ancora farlo?
XENA(sospirando e guardandosi intorno): Avrebbe senso?
OLIMPIA: Ne avrebbe per me.

Xena la guarda sorpresa. Olimpia le passa accanto, girando per la sala, toccando le pareti.

OLIMPIA: Ho trovato il mio futuro in questa stanza. Ho fatto una scelta, scoperto un'amica e smesso di essere una bambina proprio... qui. (guardando al suolo) Quindi mi piacerebbe rivedere questo posto in piedi, anche se solo per un po'.
XENA: Ah. Non sapevo che la pensassi così.
OLIMPIA: Già, beh... neanch'io.

Con rinnovata lena, le due compagne riprendono il lavoro. Olimpia sta per gettare delle macerie fuori dalla porta, quando una figura si disegna per un attimo sulla soglia e la ragazza si blocca appena in tempo prima di lanciare il suo carico, ma quando fissa lo sguardo su quel punto, la figura è di nuovo scomparsa e fuori non vi è traccia di anima viva. Per fortuna non c'è tempo per pensarci troppo e nel pomeriggio già una grande catasta di materiale da eliminare è presente nel cortile e le due donne portano sul corpo e sui vestiti i segni del duro lavoro svolto. Ma la soddisfazione dura pochissimo poiché una delegazione della cittadinanza si presenta a loro con pietre e bastoni intenzionata a cacciarle, dimostrando evidentemente di non conoscerle troppo bene. Proprio mentre Xena, però si prepara a colmare le loro lacune, un nuovo assalto di banditi spenge ogni velleità degli Amphipolitani (si dirà così?) che si dileguano in un battibaleno lasciando le due compagne a togliere loro ancora una volta le castagne dal fuoco. Olimpia accorre a prendere le armi di Xena, ma questa se la sta già cavando alla grande con ciò che ha sottomano, legno e mattoni, e quindi è lei a dimostrare la sua abilità con la spada e il chakram eliminando con mirabile sangue freddo uno dei banditi a cavallo che l'aveva considerata chiaramente una preda più facile del demonio dalle chiome nere che stava facendo il vuoto tra le loro file, sbagliandosi ovviamente alla grande. Saggiamente, vista la situazione, i banditi superstiti se la battono, minacciando di tornare in forze. Olimpia dopo aver ripulito dal sangue il chakram lo restituisce alla legittima proprietaria che per tutta risposta la tira a sé stringendola tra le braccia.

OLIMPIA: Stai bene? Perché questo?
XENA(tristemente): Mi andava di farlo.

Quella sera, nella cucina della locanda riallestita sommariamente, le due compagne condividono una cena frugale ma anche una confortante sensazione di appartenenza ad un luogo, abbastanza insolita per loro.

OLIMPIA: Beh, ho vissuto con la mia famiglia... poi ho vissuto con te. Non ho mai avuto un posto veramente mio. (riflettendo) E' un emozione interessante stare qui.

E le due donne continuano a mangiare ignare della figura che le osserva da fuori. I giorni passano e con il costante impegno di Xena e Olimpia, la locanda comincia sempre più ad assumere un aspetto degno di questo nome, ma l'ennesima visita degli abitanti non reca buone notizie. Gli attacchi continui sono opera del warlord Xerxes che non l'ha affatto presa bene per la loro resistenza ed ora pretende che Xena si consegni a lui, pena la distruzione dell'intera area. Ottenuta la prevedibile risposta di Xena, Jares, rappresentante della cittadinanza comunica che è già stato deciso di abbandonare definitivamente Amphipoli al suo destino, e poco dopo una triste carovana di carri carichi delle povere cose dei loro proprietari si allontana dalla città, lasciando le sole Xena e Olimpia a combattere una causa ormai ritenuta persa. Ingoiando l'amarezza di veder morire il posto in cui è nata, Xena stringe i denti e insieme ad Olimpia si getta ancora di più nel lavoro ed in poco tempo la vecchia locanda in rovina è solo un ricordo e le due donne possono cominciare a rendere anche il loro improvvisato giaciglio una vera camera, costruendo un autentico letto con tanto di rete e materasso che immediatamente collaudano rotolandovisi sopra, ridendo e divertendosi a solleticarsi a vicenda, ritrovando finalmente un po' di pace e serenità.

XENA: Ecco qualcosa che non facciamo molto spesso.
OLIMPIA: Cosa, farci il solletico???
XENA: Ridere.(guardando Olimpia) Non di recente almeno.
OLIMPIA: No. Non c'è stato molto da ridere ultimamente, eh? A volte mi sembra di essere su una strada buia che non porta da nessuna parte se non ad altre battaglie ed altro dolore e...
XENA: E te ne chiedi il senso?
OLIMPIA: Sì. Me lo chiedo a volte.
XENA(fissando il soffitto). Anch'io. Soprattutto ora.

Ma come ormai le nostre due amiche dovrebbero sapere bene i momenti di pace per loro non durano mai molto, ed ecco infatti che delle grida da fuori le richiamano. E' una donna fuggita dalla carovana dei profughi, assalita appena fuori città dai banditi che hanno preso tutti i suoi concittadini come ostaggi per convincere Xena a consegnarsi. Scartata a priori la possibilità, le due compagne cercano di studiare un piano per liberare gli ostaggi e nel contempo liberarsi definitivamente di Xerxes e dei suoi uomini. E questa volta Xena è aperta ad ogni suggerimento.

OLIMPIA: Stai chiedendo il mio parere per soddisfare il mio bisogno di sentirmi coinvolta nelle decisioni?
XENA(seriamente): No.
OLIMPIA(dopo aver riflettuto, guardando Xena): Forse potremmo farli scappare per la paura. (vedendo Xena dubbiosa e un po' delusa) Non solo paura di noi. Tutti quanti sanno che questo posto è maledetto, Xena. Perché non sfruttarlo per proteggere Amphipoli anzichè per danneggiarla?
XENA(improvvisamente interessata): Avremo bisogno di una storiella davvero spaventosa per riuscirci. Pensi di potertene inventare una?
OLIMPIA(a voce bassa): Sai, credo di sì.

Xena carezza Olimpia su una spalla e questa le si siede in grembo con aria soddisfatta.

XENA: Ehi, io potrei fare...
OLIMPIA: Se provi a dire "il fantasma", morirai lentamente di solletico coperta di miele e delle piume di questo materasso, Xena.

Xena prudentemente lascia la sua risposta ad un bacio. Parte così un elaborato piano che porti attraverso una serie di azioni a convincere i banditi che la locanda sia ancora ricettacolo dei demoni infernali. Uno degli uomini di Xerxes venuto a portare un messaggio del suo capo è testimone della lotta tra una Xena coperta di sangue ed un demone invisibile che ruggisce dall'interno della locanda, e con la complicità della donna sfuggita al rapimento, le due compagne riescono a far spargere nell'accampamento dei banditi la voce sugli avvenimenti soprannaturali che stanno nuovamente avendo luogo, rinforzando il tutto con improvvisi attacchi "demoniaci" a coloro che si avventurano nelle vicinanze della locanda. Ma la complessa trama escogitata da Olimpia sta per arricchirsi di uno sviluppo imprevedibile e molto più realistico. La misteriosa figura più volte scorta dalle due donne finalmente si rivela a Xena, quando questa inseguendola, incidentalmente s'imbatte in una porta rimasta nascosta e sigillata sotto la locanda e scopre che dietro vi è la stanza rimasta intatta negli anni di suo fratello Linceo. Il fantasma del ragazzo è ad attenderla e dopo anni in una sottile atmosfera di commozione i due possono tornare a parlarsi.

XENA: Perché sei qui? E adesso?
LINCEO(sedendosi sul letto senza sollevare la polvere che lo copre): Sono sempre stato qui. Dove altro avrei potuto andare? Questa è la mia casa, no?
XENA(sbalordita, sedendosi di fronte a lui): I Campi Elisi sono la tua casa. Non questo posto.
LINCEO(sorridendo tristemente): Questo posto... (guardandosi intorno) Tutte le mie speranze... i miei sogni... i miei progetti... i nostri progetti, erano qui. Tutte le cose di cui parlavamo sempre, e che non ho mai potuto fare.
XENA(fissando il pavimento): Vorrei poter dire altrettanto.

Linceo le rivolge uno sguardo di profonda compassione che Xena non vede e tende un braccio per sfiorarle una spalla.
(...)
LINCEO: Almeno tu hai potuto dare il tuo contributo. Io non ho potuto nemmeno aiutare la mamma. Tutto quello che ho potuto fare è stato osservare... Osservare mentre la torturavano.

Ma rumori sempre più vicini si odono dall'esterno. Seguiti da Olimpia che non vista continua a giocare al "fantasma", tormentando i banditi ed i loro cavalli gettando loro contro di tutto dall'alto degli alberi, Xerxes sta infatti arrivando, trascinando i suoi ostaggi, che diventano sempre più recalcitranti man mano che si avvicinano alla locanda "maledetta", tanto bene ha funzionato la voce messa in giro, per costringere Xena a mostrarsi se non vuole che tutti i suoi concittadini siano uccisi uno per uno. E Xena decide così di fare una piccola aggiunta estemporanea al loro piano. Quando la guerriera esce per affrontare i banditi, delle strida demoniache risuonano nell'aria e una nube nera e molto vasta si stende su tutti loro, scuotendo le coscienze anche dei più scettici e quando l'oscurità si abbatte sull'intero luogo, il panico esplode trasformando la scena in un caos. Approfittando del momento favorevole, Xena si lancia contro il loro capo che teneva un coltello alla gola di una ragazza e lo mette fuori combattimento, mentre terrorizzati tutti gli altri si danno alla fuga e gli ostaggi, tornati liberi, scappano a loro volta, lasciando soltanto le due donne e la nube nera che lentamente si ritira restituendo al paesaggio la luce del giorno. Più tardi, Olimpia è seduta nella locanda, quando il fantasma di Linceo le appare. Linceo appare un po' sorpreso che la ragazza possa vederlo e comunicare con lui.

OLIMPIA: Grazie.
LINCEO(solidificandosi un poco): Per cosa?
OLIMPIA: Per esserti mostrato a Xena. Significa molto per lei.
LINCEO(sedendosi accanto a lei): Lei è la sola con la quale potessi parlare. Nessun altro... neanche la mamma. Non so perché.
OLIMPIA(ironicamente): Oh, io credo di saperlo. Ma sono felice di averti incontrato dopo aver sentito parlare di te tutti questi anni.
LINCEO(sorridendole):Credo che anch'io debba ringraziarti.
OLIMPIA: Perché?
LINCEO: Per averla salvata.

Il ritorno di Xena che ha appreso che gli abitanti di Amphipoli, ora che i banditi sono lontani, sono disposti a dare un'altra possibilità alla loro città, interrompe il colloquio. Xena lo ringrazia per il suo aiuto, ma d'improvviso lo spettro comincia a perdere consistenza.

LINCEO: Qualcuno mi sta chiamando. Lontano da qui.
XENA: Chi? Dove?
LINCEO: Non lo so. Qui è dove sono sempre stato. Non riuscivo ad andare da nessun altra parte, ma ora...(ascoltando) Sembra la mamma.

Xena fa un passo verso di lui. Olimpia si posa una mano sulla bocca, comprendendo.

XENA: Sei stato d'aiuto, qui, Linceo.
LINCEO(stupito): Dici?(guardando Xena) Tutti lo siamo stati.

L'espressione di Xena è un misto di gioia e tristezza.

XENA(con la voce roca): Abbraccia la mamma da parte mia.

Linceo comincia sparire, quindi con uno sforzo si solidifica di nuovo e va verso Xena, abbracciandola. Fratello e sorella si stringono l'uno all'altra, poi Linceo lentamente scompare, finche non resta che una debole luminescenza che carezza la pelle di Xena. Lasciando andare il fiato che aveva trattenuto incosapevolmente, Olimpia prende il suo posto, avvolgendo le braccia intorno alla compagna che fa altrettanto e le due donne restano così godendo di quel momento. Due settimane dopo, ormai la locanda sembra pronta per riprendere la sua attività, ma Xena e Olimpia, nonostante tutti i loro dubbi, non si sentono altrettanto pronte a smettere la loro vita di viaggi ed avventure, e stanno per abbandonare di nuovo a se stesso quel luogo per cui hanno tanto lavorato, ripromettendosi magari di tornare un giorno, ma consapevoli che se sarà mai, ci sarà da ricominciare da capo, quando un carro carico di masserizie appare sulla strada e Olimpia riconosce con stupore le figure familiari di sua sorella Leuca, sua nipote Selina e suo marito. I tre, con il figlio piccolo della coppia, sono fuggiti da Potidea dopo un gigantesco incendio che ha distrutto l'intero villaggio e sono in cerca di un rifugio anche momentaneo. L'opportunità è troppo ghiotta per lasciarsela scappare e così, qualche giorno dopo, Xena e Olimpia lasciano Amphipoli, salutando la locanda e i suoi nuovi proprietari.

OLIMPIA: Sai, Xena, è incredibile come tutto si sia aggiustato.
XENA: Che la tua famiglia avesse bisogno di una casa proprio nel momento in cui noi avevamo bisogno di qualcuno a cui darne una? Già, beh...(prendendo un profondo respiro) Qualche volta la vita si accomoda da sé.

E le due donne riprendono il loro viaggio.

PS: Nella serie televisiva, in più episodi è stato esaminato il passato di Xena, ma quasi sempre concentrandosi sui suoi anni da warlord e trascurando abbastanza il periodo precedente, quello della sua vita ad Amphipoli ed i suoi rapporti con il giovane Linceo. Unica vera eccezione era stato l'episodio "Remember Nothing", seconda stagione, che però mostrava una realtà alternativa in cui Xena non aveva mai abbandonato la sua famiglia, non aveva mai incontrato Olimpia e suo fratello era ancora vivo. Invece la figura di Linceo, pur non apparendo che rarissimamente, è un cardine della saga di Xena, perché è proprio a causa dei sensi di colpa causati dalla sua morte che l'inquieta figlia della locandiera si trasformerà nella futura Principessa Guerriera, e quindi giustamente la SVS gli rende omaggio con questo episodio "postumo". Melissa Good, che mette la sua firma per la terza volta consecutiva dopo il doppio episodio precedente, ne approfitta per chiudere in una volta sola anche le questioni lasciate in sospeso precedentemente ad Amphipoli e Potidea, riunendo insieme attraverso i "resti" del passato delle due compagne (la locanda di sua madre per Xena e gli ultimi parenti superstiti per Olimpia) i destini delle loro due città natali. Nei romanzi della sua saga "parallela" su Xena, la Good ha sempre sfruttato ampiamente il tema delle due famiglie di Xena e Olimpia mettendole spesso al centro delle storie e ignorando bellamente i funerei avvenimenti che le hanno colpite nelle stagioni tv. In quei romanzi, le due compagne vivono in una specie di mondo ideale dove le loro famiglie (che ne hanno accettato la relazione, alcuni membri immediatamente come Irene, altri con più fatica come Erodoto, il padre di Olimpia) spesso si fanno visita in una specie di grande famiglia allargata dove trovano spazio anche alcune Amazzoni, che non sono mai state trasferite nel Nuovo Mondo. Ma nella SVS, come abbiamo più volte visto, ci sono delle regole da rispettare che sono quelle stabilite dai temi, e dagli sviluppi che questi temi hanno avuto, nella serie tv, ed a questo proposito può essere interessante sentire la risposta di Sue Beck ad un fan che le chiedeva di concludere la vita nomade di Xena e Olimpia dando loro finalmente una casa, dato che "non siamo più in tv ma su internet". Risponde Sue: "E' vero, ma noi cerchiamo, nei limiti del possibile, di restare fedeli allo spirito dei personaggi così come i loro autori originali l'intendevano, e non come noi completamente li vorremmo. Le Xena e Olimpia che vivono nella SVS non sono quelle di Missy, TNovan o di Sue Beck. Ognuna di noi ha un differente approccio drammatico con i personaggi e così non funzionerebbe mai. Le Xena e Olimpia che, come gruppo, abbiamo scelto di rappresentare sono le più fedeli possibile a quelle televisive. Come Missy ha detto, per esempio, Evi qui è morta, in parte perché sarebbe morta anche nello show se fosse continuato. Noi, come scrittrici ed artiste, possiamo non condividere alcune scelte fatte dai responsabili della serie, ma non le ignoriamo (e questo è il motivo per cui abbiamo "risolto" FIN invece di semplicemente fingere che non fosse accaduto) a meno che quegli stessi responsabili non l'ignorino (come nel caso di Evi, fatta scomparire dal pianeta dopo una certa parte della sesta stagione)." E Missy aggiunge: "Tutte noi scriviamo le nostre versioni personali di Xena e Olimpia in cui alcune o tutte le cose che menzioni possono o non possono trovare posto. Ma in questa versione, abbiamo dovuto metterci insieme e decidere al meglio delle nostre capacità quella che sarebbe stata la ragionevole direzione che lo show avrebbe potuto prendere se fosse andato avanti." La solita ultima nota, questa volta da avvocato del diavolo: ma se lo spirito di Linceo, come afferma, è sempre rimasto nella locanda, dov'era all'epoca degli avvenimenti di "The Haunting of Amphipolis", e perché non si è mostrato a Xena, che tra parentesi ne avrebbe avuto bisogno? Niente di grave, intendiamoci, ma questo dimostra come è difficile reggere i fili di una serie lunga e complessa, tenendo a mente ogni dettaglio e senza cadere di tanto in tanto in qualche contraddizione, cosa che per altro, come abbiamo visto spesso, accadeva anche negli episodi tv.





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